Specializzazione commercialisti: investire in nuovi settori

La specializzazione può essere il futuro della professione dei commercialisti, occorre investire in settori ancora poco esplorati

Si riapre la discussione sull’introduzione di un percorso di specializzazione dei commercialisti all’interno della professione di dottore commercialista ed esperto contabile.

Ovviamente non è un tentativo di cancellare le competenze acquisite nel corso degli anni, ma c’è la necessità di investire in nuovi settori.

 

Specializzazione commercialisti: quale futuro per la professione?

Quando si parla di commercialisti, la gente come intende questo lavoro? Il commercialista viene spesso visto solo come l’esperto delle tasse e delle questioni tributarie, un tuttologo delle questioni fiscali.

Dopo tanto discutere, probabilmente, è giunta la necessità di investire su qualcosa di nuovo e concentrarsi su settori ancora poco esplorati dalla professione come ad esempio: l’internazionalizzazione delle imprese, la risoluzione della crisi d’impresa, il terzo settore, la finanza agevolata.

Al momento, però, fare il commercialista implica affrontare una grande quantità di tematiche: giuridiche, contabili, giuslavoristiche, di controllo e revisione e così via. Impossibile conoscerle tutte con precisione. Infatti, normalmente, ogni commercialista diventa esperto di un settore rispetto ad un altro.

Da qui la necessità della specializzazione che sicuramente tenderà ad elevare la professione, anche perché permetterà ai clienti una scelta, individuando, tra i professionisti, quelli con un certo tipo di qualifica.

 

Specializzazione commercialisti: una formazione mirata

Per potersi specializzare in un settore specifico occorrono due elementi fondamentali: devono esserci persone o aziende che richiedono un certo tipo di professionalità e la formazione.

Una soluzione fu già trovata grazie alle scuole di alta formazione (SAF) per i commercialisti italiani costituite su base regionale o interregionale, grazie anche alla collaborazione con le Università.

Queste scuole garantiscono ai partecipanti, non solo il mantenimento delle proprie competenze e capacità professionali, ma anche l’accrescimento della conoscenza in altri settori.

Obiettivo è quello di avviare il percorso per il riconoscimento a livello legislativo dei titoli di specializzazione.

 

Decreto Crescita: ci saranno le specializzazioni per la professione?

Fu presentato un emendamento al Decreto Crescita (D.L. n. 34/2019) per un nuovo tentativo di introdurre un percorso specialistico all’interno della professione di dottore commercialista ed esperto contabile.

Tale emendamento avrebbe dovuto modificare l’ordinamento professionale (D.Lgs. n. 139/2005) stabilendo che gli iscritti nella sezione A dell’albo potevano conseguire il titolo di specialista.

Anche in questa occasione, però, l’emendamento non è passato facendo saltare le specializzazioni. Ma cosa prevedeva tale modifica?

Il Ministero doveva stabilire: il numero e la denominazione delle aree di specializzazione, il limite di specializzazioni conseguibili da ciascun iscritto e gli obblighi formativi.

Lo scopo era quello di riconoscere il titolo di specialista ai soli iscritti alla sezione A dell’albo tramite tre diverse modalità:

  • un percorso formativo della durata minima di 200 ore, per coloro che sono iscritti all’albo da almeno due anni;
  • l’iscrizione nella sezione A dell’albo da almeno due anni con un diploma di specializzazione universitario o la qualifica di professore universitario di ruolo nelle materie di specializzazione;
  • comprovata esperienza nel settore di specializzazione, con un’anzianità di iscrizione nella sezione A dell’albo di almeno 10 anni e che dimostrino di avere esercitato negli ultimi 5 anni attività nel settore

 Francesco De Fazio