SETTIMANA “CORTA”, SETTIMANA EFFICACE ?

Qualche giorno fa, ascoltando un programma radiofonico, si discuteva dell’iniziativa posta in essere in Nuova Zelanda, che sull’onda dell’esempio tedesco, ha promosso un’iniziativa che ha la finalità non solo di migliorare l’economia del Paese, ma anche la stessa qualità della vita: ridurre di un giorno la settimana lavorativa.

Attualmente il piano è stato adottato in via sperimentale, ma se dovesse funzionare, potrebbe essere una vera e propria svolta per quel che concerne l’assetto sociale.

L’iniziativa attuata in Oceania, è stata messa in pratica da una società che gestisce attività fiduciarie; l’esperimento è finalizzato a conseguire non solo un più alto coinvolgimento dei lavoratori, i quali avendo più tempo libero possono avvertire un maggior senso di soddisfazione, pertanto quasi certamente saranno più “focalizzati” sulle proprie mansioni in ufficio; ma in tal modo si potrebbe anche ottenere un netto miglioramento della qualità della vita stessa, cosa che inevitabilmente va ad interessare (direttamente o indirettamente) l’intera comunità coinvolta.

La nazione precorritrice di tale esperimento, è stata la Germania nella formula: “lavori quattro giorni, vieni pagato per cinque”, ultimamente è stata la volta della Nuova Zelanda. La società menzionata precedentemente, che ha dato il via alla sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro, pur mantenendo lo stipendio pieno, è la Perpetual Guardian, che si occupa della gestione di attività fiduciarie per conto dei clienti (attività come: redigere testamenti, curare questioni legali e donazioni).

L’amministratore Andrew Barnes, ha diramato l’annuncio riguardante questa proposta che coinvolge oltre 200 dipendenti; egli ha dichiarato che l’intento, è quello di concedere ai propri collaboratori un giorno libero in più ogni settimana, onde migliorare la qualità della loro stessa vita, giacché in tale maniera possono poi spendere questo tempo libero per le loro proprie esigenze personali.

La finalità, si può tranquillamente azzardare, è anche un’altra: quella di ottenere un migliore rendimento sul lavoro: questo perché spesso i lavoratori si assentano per diverse ore per impegni familiari; di conseguenza, avendo del tempo a disposizione per poter assolvere a determinate incombenze, possono sentirsi meno oberati dai loro impegni e mentalmente più liberi per poter gestire al meglio il proprio tempo.

I dipendenti, inizialmente sopraffatti da stupore ed incredulità, hanno successivamente avuto una reazione di entusiasmo e coinvolgimento. Ad essere maggiormente soddisfatte, come ci si poteva aspettare, sono in particolare le donne, che possono in questa maniera dedicare un tempo maggiore al loro ruolo di madre, senza avere ripercussioni sullo stipendio, che resta intatto.

Alcune donne lavoratrici intervistate, dichiarano che questa iniziativa è “tanto bella da non sembrare vera!”

Inizialmente si è pensato ad un avvio graduale e sperimentale e se la cosa dovesse avere un buon esito, come sembra avere dai primi rilievi, diventerà prassi ed il lavoro sarà così organizzato a partire dal prossimo luglio.

L’effetto imitativo, come si è detto, si era propagato dalla Germania, dove verso inizio febbraio di quest’anno, i metalmeccanici della regione tedesca Baden-Württemberg, hanno pattuito una riduzione della settimana lavorativa a 28 ore. Secondo il sindacato dei metalmeccanici tedeschi IGMetal, siamo di fronte ad un fatto importante che ci condurrà verso una visione del lavoro moderna, nella quale ciascuno potrà scegliere le proprie specifiche lavorative.

In altri paesi si segnalano simili esperimenti, in Svezia tuttavia è stato leggermente diverso: è stata applicata una riduzione giornaliera dell’orario di lavoro, seppur ugualmente distribuito sui cinque giorni; però in questo caso si è registrata sì una maggiore soddisfazione da parte dei dipendenti, ma accompagnata da un aumento dei costi di gestione aziendale, circa il 20%; contestualmente, anche la produttività ha registrato un’impennata.

Comunque c’è da dire che l’iniziativa è stata anche oggetto di critiche: si è infatti conclusa (è stata attivata nel 2015 e portata avanti per 24 mesi) a causa dell’enorme onere finanziario che ha comportato; sebbene non tutti i settori abbiano le caratteristiche necessarie per adottare la giornata lavorativa di sei ore, sulla scia di Göteborg altri comuni svedesi hanno iniziato ad applicare formule a orario ridotto, finanziate a livello locale, principalmente per professioni ad alto rischio di logoramento psico-fisico. Al momento, non sembra che la riduzione dell’orario lavorativo stia per ottenere in Svezia il via libera a livello nazionale, ma un esperimento come questo, che mira a migliorare l’equilibrio tra vita e lavoro, merita di sicuro di essere ulteriormente perseguito.

Una proposta simile, ma con diverse finalità arriva proprio dalla nostra Italia, dove non molto tempo fa, è stata avanzata una proposta per facilitare la ripresa dell’occupazione: lo scopo infatti è quello ridurre i giorni di lavoro previsti, con il proposito di consentire a più persone di poter svolgere un’attività lavorativa: infatti per ogni 3-4 persone che accettano la proposta, si crea un posto di lavoro. Ovviamente lo stipendio per chi accetta di ridurre il proprio orario non dovrebbe essere minimamente intaccato.

L’innovazione sotto forma di legge, giunge dall’Emilia Romagna; a sottoscriverla è Piergiovanni Alleva, ex docente di diritto del lavoro all’università di Bologna e consigliere regionale. La disposizione, composta da cinque articoli, intende diminuire il numero dei disoccupatiin una maniera molto semplice: distribuendo il monte ore di lavoro per un numero più ampio di dipendenti; si è constatato infatti, come precedentemente accennato, che se ad ogni quattro dipendenti si riduce l’orario lavorativo, si ottiene un ulteriore posto di lavoro; quindi si passa da cinque a quattro giorni lavorativi e lo stipendio non viene intaccato.

Tale iniziativa ha visto l’appoggio di ogni fazione politica. La proposta è piaciuta già in altre regioni d’Italia, come per esempio Trentino e Molise.

Questo strumento, non è una novità assoluta: tale proposta di diversa distribuzione del lavoro era infatti conosciuta, nel corso degli anni ’80, come “contratto di solidarietà espansiva” rivisitato in seguito dal Jobs Act. Si parla sostanzialmente di contratti di secondo livello, che i lavoratori accettano volontariamente, da firmare per ogni azienda.

Il problema fondamentale che ha impedito fino a questo momento l’applicazione di tale misura, è che lo stipendio era proporzionato alle ore di lavoro; pertanto chi rinunciava a qualche ora di lavoro era privato anche di una parte del compenso, scoraggiando ovviamente i lavoratori, considerando anche il prolungato periodo di crisi che viviamo. La soluzione per risolvere la questione, se così dovessero restare i criteri di attuazione, potrebbe essere la compensazione tramite la concessione di alcune forme di welfare aziendale, che dovrebbero essere defiscalizzate per renderle meglio fruibili (servizi come l’asilo, buoni spesa).

Altra soluzione, potrebbe essere quella di attivare convenzioni con le grandi catene di distribuzione per non permettere ai lavoratori che accettano l’iniziativa di vedere ridotto il proprio potere di acquisto. Si potrebbe applicare anche in Italia quindi! La priorità è quella di ridistribuire la quantità di lavoro che c’è, dato che l’automazione delle industrie e degli uffici ne ha già drasticamente ridotto la mole, con delle ovvie conseguenze sui livelli occupazionali.

L’obiettivo fisso però rimane quello di tentare di creare lavoro in più. In un passato oramai remoto, cioè nel corso degli anni’70, con l’introduzione del sabato libero, non ci sono state altre iniziative per ridurre l’orario di lavoro, sebbene in quella circostanza si è assistito ad un aumento di rendimento. Tutto questo lascia quindi dedurre che, ripensando ad una risistemazione dell’orario lavorativo, si possa in molti contesti sociali industrializzati giungere ad un simile esito: aumento dei posti di lavoro e incremento della produttività.

Fiorinda Caliendo