Salario minimo: soglia a 9 euro l’ora

L’Istat mette in evidenza la necessità dell’aumento del salario minimo a 9 euro l’ora

L’introduzione del salario minimo a 9 euro l’ora garantirebbe, per circa 3 milioni di lavoratori, un aumento dello stipendio pari a 1073 euro annui.

Dati confermati anche dall’INPS che ha dichiarato che, tra i dipendenti del settore privato, un lavoratore su cinque, guadagna meno di 9 euro l’ora.

Questi dati di ISTAT e INPS sono molto importanti in vista dell’approvazione del disegno di legge in materia di istituzione del salario minimo orario.

ISTAT, stima degli effetti del salario minimo

I lavoratori con retribuzione oraria inferiore ai 9 euro si concentrano in particolare nelle seguenti categorie: apprendisti, operai, dipendenti nei servizi di alloggio e ristorazione, lavoratori nelle attività artistiche, sportive di intrattenimento e divertimento, del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese.

Questi dati coinvolgono soprattutto donne e giovani al di sotto dei 29 anni.

I lavoratori, per i quali l’innalzamento della retribuzione oraria minima a 9 euro comporterebbe un incremento della retribuzione annuale, sono circa il 21% del totale.

Questo aumento comporterebbe un incremento complessivo del monte salari stimato in circa 3,2 miliardi di euro.

L’introduzione di un salario minimo garantito per legge punta ad offrire una tutela per quelle categorie di lavoratori escluse dalla copertura di contratti collettivi. Inoltre, uno stipendio minimo troppo basso potrebbe non garantire condizioni di vita dignitose.

Sempre secondo l’ISTAT a fare da contraltare a questa operazione, sarebbero i costi a carico delle imprese.

La definizione di un salario minimo deve essere anche opportunamente coordinata con altri istituti presenti nel mercato del lavoro, in particolare con il Reddito di cittadinanza.

Il salario minimo garantirebbe una vita più dignitosa

Il salario minimo negli altri paesi europei

Il salario minimo è stato istituito nella gran parte dei paesi dell’Unione Europea, con l’eccezione dell’Austria, della Danimarca, della Finlandia, della Svezia e di Cipro; dal 1° gennaio 2015, è stato introdotto anche in Germania.

Gli importi mensili, ovviamente, variano di paese in paese, e riflettono le differenze strutturali dei paesi. In Francia e in Germania, ad esempio, la retribuzione minima all’ora, è rispettivamente di 10,03 e 9,19 euro.

CNEL e l’importanza del salario minimo

Anche il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è stato chiamato in causa in merito al disegno di legge per il salario minimo, infatti rientra nelle sue attribuzioni il contributo all’elaborazione legislativa in materia di indirizzi di politica economica e sociale, su richiesta delle Camere e del Governo.

Secondo il CNEL, in via generale i minimi salariali stabiliscono una soglia oraria o mensile al di sotto della quale la retribuzione di un lavoratore non può scendere.

Tra gli effetti del minimo salariale rientrano:

la limitazione alla discrezionalità delle imprese nel tagliare le retribuzioni per ridurre i costi;

la riduzione delle diseguaglianze;

il contenimento della diffusione dei lavoratori poveri nei settori occupazionali più esposti al rischio di povertà.

Tiziano Treu, presidente del CNEL, in audizione ieri alla Commissione Lavoro del Senato sul ddl salario minimo a così dichiarato:

I minimi salariali devono tenere conto della dinamica della rappresentatività sindacale e datoriale. In questa prospettiva, al CNEL è stato costituito un gruppo di lavoro sui perimetri e sulla rappresentatività datoriale da cui emerge, in prima battuta, che qualunque normativa sui minimi salariali debba essere preceduta dalla definizione di regole sulla rappresentatività e sui perimetri contrattuali.”

Francesco De Fazio