Robot e lavoro: i risultati di un’indagine e di un convegno sul tema

Il rapporto, sempre più stretto, tra robot e lavoro non porterà in futuro a tagli di posti per gli “umani” ma al contrario contribuirà, secondo uno studio ed un convegno organizzati da Manpower, alla creazione di nuove opportunità di impiego

Il tema robot e lavoro è stato oggetto di un meeting organizzato da Manpower lo scorso 6 marzo a Milano. A giudizio degli esperti coinvolti nel dibattito, gli automi non rappresentano un pericolo a livello occupazionale ma anzi una risorsa in più che porterà soltanto maggiore ricchezza.

La presentazione di un Assessment Lab

I lavori del convegno su robot e lavoro, voluto da Manpower nella cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano, sono stati presieduti e coordinati dall’Amministratore Delegato del gruppo imprenditoriale, Riccardo Barberis. Il meeting è stato anche un’occasione per presentare la creazione di un Assessment Lab, un polo di ricerca, formato insieme a psicologi ed altri esperti delle dinamiche attinenti al mondo del lavoro, nel quale si discuterà dell’impatto che i robot potranno determinare nella vita privata e sociale di tutti noi nei prossimi anni.

 “Humans Wanted, Robots Need You”

Durante il convegno, Barberis ha illustrato altresì ai presenti i dati emersi da un’indagine condotta proprio dalla Manpower ed intitolata “Humans Wanted, Robots Need You”. Lo studio ha visto la partecipazione di circa 20 000 imprenditori appartenenti a 44 Stati, ai quali sono state chieste le loro opinioni in merito alle ricadute che gli automi, ormai sempre più complessi e sofisticati, potranno determinare già nell’immediato futuro sul mercato occupazionale. Le risposte date dagli intervistati sono state piuttosto rassicuranti: secondo l’87% di essi, non saranno previsti “tagli” del personale in seguito alla totale introduzione dei processi tecnologici prevista nelle loro aziende di riferimento. L’unico provvedimento che potrà essere preso già entro la fine del 2020, secondo l’84% degli intervistati, sarà il necessario aggiornamento delle “skills” dei propri dipendenti attraverso corsi o altre iniziative di carattere formativo.

I risultati dell’indagine in oggetto riguardante il rapporto tra robot e lavoro sono dunque alquanto positivi ed invitano, secondo Barberis, ad avere molta fiducia già nell’immediato futuro. L’aspetto messo in risalto, nel meeting di Milano, dall’A.D. di Manpower è piuttosto la ricerca del nuovo personale da inserire nelle aziende, che sarà condotta secondo criteri di maggiore selettività:” Non possiamo fermare l’evoluzione tecnologica, ma la nostra responsabilità è piuttosto quella di individuare le migliori soluzioni per integrare il lavoro umano con quello delle macchine. Per questo diventa sempre più importare attrarre e scegliere i talenti in possesso delle competenze soft più adatte e che siano in grado di valorizzare al meglio il lavoro delle macchine”.

Buone sensazioni anche dagli altri relatori del convegno

Anche gli altri relatori che hanno preso parte al convegno milanese su robot e lavoro hanno rivelato sensazioni positive circa le prospettive occupazionali dei prossimi anni.

Giampaolo Grossi, General Manager di Starbucks in Italia ha evidenziato che nella sua azienda l’uomo è e sarà sempre messo al centro del processo produttivo in quanto “la tecnologia è sempre orizzontale mentre la creatività e l’effetto sorpresa sono il contributo specifico che solo l’essere umano può aggiungere ai processi”.

Bruno Lepri, rappresentante del Social and Mobile Computing Lab di FBK, ha invece messo in risalto come certe aziende, del calibro di Amazon e Google, stiano offrendo molte più opportunità, anche nel campo della ricerca tecnologica, rispetto alle università.

Maggiori opportunità per le “soft skills”

Dall’indagine e dal convegno su robot e lavoro organizzati da Manpower, in conclusione, emergono buone prospettive future per i tecnici della comunicazione e per quanti possiedono le cosiddette soft skills, cioè ottime doti creative e cognitive. Nel giro dei prossimi dieci anni, infatti, saranno loro i più richiesti in Europa con una crescita della domanda di lavoro pari al 22%