Ritorno ai campi: quando l’agricoltura è nuovamente risorsa primaria

Un tempo il settore agricolo assorbiva la stragrande maggioranza degli occupati, tanto da essere definito Settore Primario. Con la contrazione dell’occupazione nell’industria e nei servizi, torna ad essere una opportunità

Secondo l’Osservatorio Eban-Nomisma l’agricoltura sta ridiventando uno sbocco lavorativo rilevante, capace di assorbire di nuovo tantissimi giovani.

Braccia donate all’agricoltura

La transizione dall’economia rurale a quella industriale del dopoguerra e poi post industriale del nuovo millennio ha provocato profonde modifiche, non solo nel tessuto sociale ed economico dei paesi e delle città, ma ha anche inciso fortemente sui paesaggi del nostro paese. L’abbandono delle valli e delle coltivazioni ha portato al degrado del territorio ed ha anche messo a rischio le tante eccellenze agroalimentari che rendono famosa nel mondo l’Italia.

Il Made in Italy non è fatto solo di prodotti legati alla moda ed al design, ma anche e soprattutto al cibo di altissima qualità e dai sapori inconfondibili.

agricoltura

L’allevamento e l’agricoltura richiedono però dedizione e duro lavoro, aspetti che hanno allontanato tantissimi giovani delle passate generazioni dal settore primario.

La crisi del mondo del lavoro dell’ultimo secolo, però, ha riportato vividamente in essere le opportunità di vivere dignitosamente attraverso un approccio innovativo alla campagna ed alla valle.

Agricoltura 4.0

Dopo la fase industriale e post industriale, infatti, le nuove tecnologie stanno portando ad una nuova visione del lavoro agricolo e dell’allevamento. Reinventare le antiche tradizioni contadine attraverso le lenti di lauree scientifiche, non solo in campo agrotecnico, ha consentito un nuovo ritorno dei giovani ai paesi abbandonati dai loro padri. A formare un quadro attento a tale nuova situazione ci ha pensato il recente Rapporto dell’Osservatorio Eban-.Nomisma sul lavoro agricolo.

Secondo tale survey, nel 2017 le aziende del settore primario in Italia sono diventate 188.000, mentre i lavoratori agricoli sono stati un milione e sessantamila, con 110,7 milioni di giornate occupate. Queste le  cifre, senza contare poi oltre 37.000 impiegati in mansioni impiegatizie, dirigenziali e consulenziali. Numeri di tutto rispetto, rapportabili praticamente agli altri settori, che, al contrario, stanno vivendo contrazioni sempre più decise e costanti.

Il settore agroalimentare, inoltre, ha una caratteristica in controtendenza con gli altri settori del lavoro moderno: ha ancora una forte necessità di lavoratori umani, difficilmente sostituibili da robot, almeno al momento. L’introduzione delle macchine (trattori, mezzi agricoli, macchinari per la raccolta automatica, ecc) ha senso soprattutto in altri paesi, dove l’estensione media degli appezzamenti è ampia, in Italia, al contrario, è generalmente più vantaggioso il lavoro dell’uomo.

Andamento stagionale

Come sempre, però, occorre analizzare le cifre con occhio attento. La presenza nei campi non è costante, ma fortemente stagionale. Il 90% dei lavoratori agricoli è infatti composta da manodopera stagionale, contro il 32% delle altre attività economiche. Questa forte discontinuità, quindi, rappresenta un fattore di estrema instabilità occupazionale, che non consente alla stragrande maggioranza degli occupati di poter fare affidamento su entrare costanti e sicure.

Fondamentale, tuttavia, è l’analisi di un ulteriore aspetto. Il settore agricolo ha fatto segnare un incremento del 4% degli impiegati, contro una decrescita attuale e previsionale di tutti gli altri comparti, ad eccezione del turismo. Spostando poi la lente sulla composizione della forza lavoro, ci si accorge che fino al 2016 una larga percentuale aveva provenienza extra italiana, mentre da tale anno in poi, è tornata a crescere la quota di lavoratori italiani che hanno scelto i campi.

Solo Buon Vino?

Il lavoro agricolo, in poche parole, sta dimostrando di non essere un ripiego e non uno stereotipo. La campagna è in grado di attrarre giovani sia stranieri, che scelgono appositamente di mettere a frutto competenze ed anni di studi in attività innovative capaci di produrre eccellenze eno gastronomiche e zootecniche. L’agricoltura, quindi, è a pieno titolo un settore dinamico, dalla nuova linfa e pienamente integrato nell’import export mondiale, che promette di generare benessere, reddito, eccellenza riconoscibile e rispettata anche all’estero.

Federica Amodio