Rider: dal Parlamento Europeo una legge per tutelarli

Con 466 voti favorevoli, 145 contrari e 37 astensioni è passata la direttiva del Parlamento Europeo che stabilisce nuovi diritti per i Rider e gli altri lavoratori della gig economy

Il Parlamento Europeo ha approvato il 16 aprile una direttiva che stabilisce una serie di diritti per i lavoratori della “gig economy” come i rider.

La gig economy è un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.

Proprio per far fronte a queste minor garanzie, il Parlamento Europeo ha approvato la nuova legge che si basa su tre principi: condizioni di lavoro trasparenti, nuovi diritti per i lavoratori, periodo di prova limitato a sei mesi.

Chi sono i lavoratori della gig economy?

Chi sono i lavoratori della gig economy? Sono i lavoratori a chiamata, a voucher o tramite piattaforme digitali come Uber o Deliveroo, ma anche tirocinanti e apprendisti se lavorano in media almeno tre ore alla settimana e dodici su quattro settimane.

Grazie alla nuova normativa, approvata in via definitiva dal Parlamento Europeo, godranno di nuovi diritti.

La legge prevede, infatti, una serie di garanzie per coloro che svolgono un’occupazione occasionale o a breve termine.

I lavoratori autonomi sono invece esclusi dalle nuove norme.

Rider: condizioni di lavoro trasparenti

Tutti i lavoratori devono essere informati fin dal primo giorno, come principio generale o, dove è giustificato, entro sette giorni, degli aspetti essenziali del loro contratto di lavoro, quali: descrizione delle mansioni, data di inizio, durata, retribuzione, giornata lavorativa standard o orario di riferimento per coloro che hanno orari di lavoro imprevedibili.

Nuovi diritti per i lavoratori

I lavoratori con contratti a chiamata o con forme analoghe di occupazione beneficeranno:

  • di orari e giorni di lavoro predeterminati. I lavoratori con contratti a chiamata o forme simili di lavoro dovrebbero usufruire di un livello minimo di prevedibilità;
  • della possibilità di rifiutare, senza conseguenze, un incarico al di fuori dell’orario prestabilito o essere compensati se l’incarico non è annullato in tempo;
  • del divieto per i datori di lavoro di sanzionare i lavoratori che vogliono accettare impieghi con altre imprese, se le nuove mansioni non rientrano nell’orario di lavoro stabilito;
  • di nuove misure nazionali, da stabilire, per prevenire le pratiche abusive nei contratti di lavoro.

Enrique Calvet Chambon, deputato spagnolo dell’ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) che si è occupato della legge, ha dichiarato:

“Questa direttiva è il primo grande passo verso l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, che riguarda tutti i lavoratori dell‘UE. A tutti i lavoratori che si sono trovati in un limbo saranno concessi diritti minimi grazie a questa direttiva e le sentenze della Corte di giustizia europea: d’ora in poi nessun datore di lavoro potrà abusare della flessibilità del mercato del lavoro”.

Periodo di prova limitato a sei mesi

I periodi di prova non potranno essere superiori a sei mesi. Un contratto rinnovato per la stessa funzione non potrà essere definito quale periodo di prova.

Infine, il datore di lavoro dovrà fornire gratuitamente una formazione all’interno dell’orario di lavoro.

Francesco De Fazio