Reddito di cittadinanza: occasione unica per i centri per l’impiego

Questo quadro dalle tinte contrastanti è quello dipinto dalla ricerca “Reddito di Cittadinanza: siamo pronti?” effettuata da FPA Data Insight.

Molti vedono nel Reddito di Cittadinanza l’ultima occasione di riscatto per la pubblica amministrazione. Le ingenti risorse impegnate su questo fronte, se non ben capitalizzate, rischiano di sbalzare l’Italia fuori dall’orbita degli altri grandi paesi dell’Unione Europea.

L’indagine della Digital360

FPA Data Insight è un centro studi sulla pubblica amministrazione di FPA, a sua volta società del gruppo Digital360. La sua indagine ha coinvolto numerosi aspetti per comprendere meglio quanto l’Italia stia investendo su questo provvedimento, bandiera del Movimento Cinque Stelle.

Secondo la ricerca, il sistema a sostegno della reale implementazione del Reddito di Cittadinanza non è assolutamente pronto a reggere l’urto delle folle che ne chiederanno l’accesso. L’insieme di amministrazioni centrali e locali costituisce una rete troppo fragile, che richiede interventi importanti per trasformarli in una filiera capace di portare 1,3 milioni di famiglie fuori dalla povertà assoluta ed inserirle nel mondo del lavoro stabile.

Milioni di euro sul piatto del provvedimento

Si prevede l’erogazione di 20 miliardi di euro in tre anni a quanti ne avranno diritto e contemporaneamente verranno investiti altri 3.4 miliardi di euro per potenziare i centri per l’impiego, i servizi sociali dei comuni italiani, Anpal, l’Inps, i Caf ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Questo fiume di denaro verrà impiegato per il rinnovo del personale, l’aggiornamento delle competenze richieste, per lo sviluppo di nuove procedure e, soprattutto, nel potenziamento dei sistemi informativi attuali e nell’integrazione delle basi dati, attualmente frammentarie e a volte disallineate tra loro.

Ripensare il sistema attuale

Far si che le immense risorse impegnate nel reddito di cittadinanza non vadano bruciate inutilmente richiede un profondo ripensamento dell’intero sistema delle politiche attive per il lavoro.

Le attività previste sono articolate e prevedono 1,3 miliardi di euro per il rafforzamento dei Centri per l’Impiego, destinati al potenziamento di ben 501 uffici con complessivi 8 mila dipendenti. Poiché il rapporto è tra 1,7 milioni di famiglie ed 8mila dipendenti, ciascun operatore dovrebbe seguire al minimo 521 soggetti. Ovviamente l’attuale organico è del tutto insufficiente, dovendo essere potenziato fino ad arrivare a regime a circa 13.000 operatori, così che ogni operatore avrebbe in carico 95 destinatari del reddito di cittadinanza e 213 persone in cerca di occupazione.

Come verranno spese le risorse?

Secondo Gianni Dominici, direttore generale di Fpa, occorre ridisegnare la macchina organizzativa perché il sistema non è adeguato. Secondo gli esperti di Fpa, “il successo o meno di questa sfida dipenderà da come verranno spesi i soldi: se non ci sarà una riforma complessiva del sistema, con una efficace azione di accompagnamento, c’è il rischio che le risorse si rivelino sprecate”.

Ad oggi solo lo 0,7% di chi si è rivolto ai centri per l’impiego ha ottenuto una offerta di lavoro. Sempre secondo le dichiarazioni della Fpa “è difficile pensare che entro l’anno, senza un accordo ancora definito con le Regioni, queste cifre possano diventar effettive, ma quella del reddito di cittadinanza è un’occasione irrinunciabile per i Cpi che ci può consentire di avvicinarci alle nazione europee vicine”.

Federica Amodio