Rapporto Oxfam, nell’Ue donne ancora svantaggiate sul lavoro

Secondo il rapporto 2017 di Oxfam, nota organizzazione internazionale no profit, nei Paesi dell’Ue permangono per le donne condizioni lavorative più svantaggiose rispetto ai colleghi uomini

Pari opportunità e pari dignità sul lavoro ancora non del tutto rispettate nei Paesi dell’Ue. E’ questo il bilancio presentato nel recente rapporto di Oxfam, organizzazione internazionale no profit impegnata nella difesa di importanti diritti umani, tra cui quello ad una giusta e ben remunerata occupazione.

Un brevissimo cenno su Oxfam

Oxfam, il cui acronimo sta per “Oxford committee for Famine Relief”, è un ente internazionale no profit fondato nel 1942 con lo scopo di prestare assistenza ai bambini vittime di violenze durante il secondo conflitto mondiale. Nei decenni successivi alla guerra, l’organizzazione ha spostato i suoi interessi anche verso il “sociale”, battendosi nella difesa di alcuni importanti diritti, ed in particolare nella promozione delle pari opportunità sul lavoro tra uomini e donne. Dal 2010, anche in Italia Oxfam ha una sua sede operativa ad Arezzo (Via Concino Concini 19).

I dati del rapporto Oxfam

Alla luce del recente bollettino di Oxfam, relativo, per l’anno 2017, alle condizioni occupazionali nei 28 Paesi aderenti all’Unione Europea, le donne percepiscono sì in media la stessa retribuzione dei loro colleghi uomini ma al prezzo di un maggior numero di giorni di lavoro, per l’esattezza 59 in più, e di un maggior numero di assunzioni con contratti part-time involontari (tasso del 69,5%).

Ad appesantire il bilancio contribuisce, inoltre, la condizione di precarietà riscontrata in Italia: neanche metà della popolazione femminile ha un regolare impiego e addirittura il 10% di queste donne lavoratrici si trova in una situazione di povertà. Se a questo report si aggiunge, infine, il dato statistico, relativo al 2016, di una lavoratrice italiana su quattro dedita ad un’occupazione di livello inferiore rispetto ai propri titoli di studio ed alle proprie aspettative, si deduce in definitiva una mancata valorizzazione, nel Belpaese, delle competenze offerte dal “gentil sesso”.

Leggendo quanto scritto nel rapporto di Oxfam, tale condizione di svantaggio delle donne rispetto ai colleghi uomini deriverebbe dall’”impossibilità di conciliare i tempi della maternità e della vita familiare con il lavoro”. Infatti, nell’81% dei casi analizzati nei paesi dell’Ue, l’onere dei lavori domestici spetta ancora in larga misura alla popolazione femminile, così come una prerogativa ancora fortemente detenuta da quest’ultima è la cura dei figli, con un tasso del 97%.

Un capitale umano, quello femminile, sul quale occorre investire…

Ai dati riportati nel report di Oxfam, si aggiunge il monito lanciato da Elisa Bacciotti, curatrice delle varie iniziative svolte in Italia dalla nota organizzazione no profit: “Se non si interviene su misure che permettano alle donne una migliore conciliazione dei tempi vita-lavoro la loro piena occupazione è per sempre compromessa, relegandole a lavori part-time, spesso precari e mal retribuiti. Investire in questo capitale umano sarebbe un’opportunità per tutti – conclude così Bacciotti, evidenziando allo stesso tempo il dovere di “riconoscere tutto il lavoro di cura, invisibile e non retribuito che le donne portano sulle spalle contribuendo significativamente alla crescita economica di un Paese”.