Pernigotti abbandona l’Italia per la Turchia

Non è un segreto che il Made in Italy stia lentamente scomparendo. In particolare nelle ultime decadi, la produzione italiana ha subito una vera e propria migrazione all’estero. I costi di manodopera altrove sono, infatti, decisamente più contenuti.

Non bisogna dimenticare, però, che a un vantaggio economico considerevole si affianca sempre un risvolto inatteso su piani morali, ecologici, igienici o sanitari. In questo caso la situazione è leggermente più complessa, poiché non vi sono leggi che regolamentino alcuni aspetti della catena di produzione fuori dall’Unione Europea.

Il caso Pernigotti

Alla luce di ciò, la vendita nel 2013 della Pernigotti alla Toksöz, una multinazionale turca, non sorprende particolarmente. Ciò che invece lascia senza parole è il regolamento 274/2012, approvato proprio durante le trattative con la Turchia.

Da tali norme emerge, tra l’altro, una riduzione dei controlli delle merci importate in Italia. Uno fra i primi prodotti a risentire delle politiche più morbide sui controlli sono le nocciole turche, di cui Ankara è il maggior produttore.

L’Italia, dal canto suo, è al secondo posto mondiale per la produzione di nocciole, che risultano però di qualità molto elevata. Diminuire i controlli sull’importazione delle nocciole turche ha sicuramente giovato all’economia dei nuovi proprietari della Pernigotti, molto meno a quella italiana.

Quali sono i risvolti negativi?

È logico pensare che avendo a disposizione la possibilità di produrre nocciole su suolo turco, pagando anche meno per esportarle, non abbia senso mantenere la catena produttiva della Pernigotti in Italia. Tutto questo a svantaggio della salute.

Dalle ultime ricerche di enti internazionali, in Italia in particolare dalla Coldiretti, emerge infatti una realtà alquanto preoccupante: le nocciole turche sono fra le più tossiche al mondo. Le quantità di aflatossine contenute nelle nocciole turche sono infatti decisamente troppo elevate. Una considerevole dose di queste tossine ha effetti cancerogeni e decisamente dannosi per la salute umana. Si spera che almeno per una volta il Made in Italy venga tutelato, per la salute dei cittadini e non per ragioni economiche.

Articolo di: Andrea Nastro