L’opposizione dei sindacati alla manovra finanziaria

In una nota congiunta i massimi rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno fatto fronte comune nell’esprimere dissenso nei confronti della manovra finanziaria 2019

Unito e compatto il no dei sindacati alla manovra finanziaria varata dal governo Conte. Secondo i massimi rappresentanti delle sigle Cgil, Cisl e Uil, con le nuove decisioni in materia di bilancio l’esecutivo non metterebbe in atto una strategia efficace per risolvere i problemi economici del Paese.

Una manovra inadeguata…

A livello fiscale la manovra del governo si rivelerebbe “inadeguata, carente ed iniqua”. Infatti, per quanto essa costituisca un primo tentativo per invertire positivamente l’andamento economico del Belpaese, in realtà vi sarebbero al suo interno “elementi di inadeguatezza”. Più nel dettaglio, dalla sua analisi, a giudizio dei massimi rappresentanti sindacali, si evincerebbe la mancanza di una reale presa di coscienza delle condizioni in cui versa l’Italia; di conseguenza, emerge l’assenza di un “disegno strategico che sia capace di ricomporre e rilanciare le politiche pubbliche finalizzate allo sviluppo sostenibile e al lavoro”.

Nota dolente, secondo i sindacati, sarebbe poi il tanto discusso condono fiscale che, se entrasse in vigore la manovra, non farebbe altro che favorire ancora più il fenomeno dell’evasione. Allo stesso tempo, non vi sarebbe una tutela verso gli onesti contribuenti, ed in particolare verso lavoratori e pensionati con retribuzioni minime, i quali si ritroverebbero ad affrontare oneri ancora più gravosi di quelli attuali.

Giudizi su lavoro e pensioni

Invece di creare lavoro le ultime azioni intraprese dal governo sono da considerarsi come “mere politiche assistenziali”.

Per quanto concerne l’ambito pensionistico, il giudizio dei sindacati risulta essere più articolato. L’apertura dimostrata dal governo sull’esito della quota 100 è stata particolarmente apprezzata. Al contrario, invece, è stata giudicata in maniera fortemente negativa l’assenza di interventi volti ad incentivare l’impiego dei lavoratori deputati a servizi gravosi, dei lavoratori precoci e delle donne.  Mancano, inoltre, riferimenti sia alla separazione tra assistenza e previdenza sia alle pensioni di garanzia per i più giovani.

Cosa chiedono i sindacati?

Per i tre sindacati la quota 100 è molto utile ma non può e non deve rappresentare la panacea per risolvere tutti i problemi dei lavoratori. Devono essere sufficienti, inoltre, 41 anni di regolari contributi per poter andare in pensione senza tenere conto dell’età anagrafica del contribuente. Alle neomamme lavoratrici devono essere riconosciuti 12 mesi di anticipo per ogni bambino nato. Infine, i sindacati ritengono che i giovani debbano ricevere una sorta di “pensione contributiva di garanzia”, che possa sostenerli anche durante difficili periodi come possono essere la bassa retribuzione, l’alternanza casa – lavoro o i momenti di formazione professionale.

La Redazione