L’ITALIA ANCORA AGLI ULTIMI POSTI PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI LAUREATI

Dal Rapporto Anvur è emersa la difficile posizione dell’Italia rispetto all’occupazione dei neo laureati. Questa analisi è nata dal confronto a livello nazionale ed internazionale. Di seguito i dettagli

Se, da un lato, in base alle ricerche condotte anche quest’anno da Almalaurea emerge che la laurea è un requisito fondamentale per trovare lavoro, il Rapporto dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario della Ricerca), che verrà presentato il prossimo 12 luglio, si è, invece, occupato di valutare le performance dei laureati in Italia nel mercato del lavoro. Nel rapporto è stato dedicato un intero capitolo all’analisi della situazione di coloro che conseguono una laurea in Italia, i cui risultati, però, mostrano delle ambiguità.

La situazione lavorativa dei giovani in Italia

In base alla classifica Ocse sui tassi di occupazione dei giovani laureati di età compresa tra i 25 ed i 34 anni, è emerso nel 2016 che solo il 64,3% tra loro aveva iniziato a lavorare, dato che ha posizionato il nostro Paese al 33esimo posto su 33 nella classifica europea. In questo modo, dunque, l’Italia si è posizionata a venti punti di distanza dai maggiori Paesi Europei, ovvero Germania, Francia, Regno Unito e Austria, vedendosi superata perfino dalla Grecia e dalla Turchia.  L’unico elemento positivo è emerso dall’analisi della situazione lavorativa dei coetanei dei laureati che non hanno però intrapreso il livello di istruzione terziaria.

Da quest’ultima analisi è risultato, infatti,  che il livello è nella media degli standard dell’Ocse.

I dettagli del rapporto Anvur

Il rapporto Anvur si concentra nelle pagine successive su un confronto tra i tassi di disoccupazione e occupazione tra due campioni di giovani di riferimento, laureati e non, di cui il primo comprende i giovani di età compresa tra i 25 ed i 29 anni ed il secondo quelli dai 30 ai 34 anni.

Possiamo riassumere i risultati di questo confronto in tre punti essenziali:

  • tra i laureati lavora il 57,1% di giovani del primo campione ed il 77,3% del secondo, risultato questo che ci pone ancora nella fascia inferiore della classifica di occupazione dei Paesi Europei;
  • ad ogni modo, i tassi di occupazione stanno leggermente aumentando sia per i laureati che per i diplomati;
  • emerge che, in ogni caso, i laureati riescono a lavorare di più dei diplomati.

Le disuguaglianze regionali e di genere

Se quanto detto fin ora comporta il confronto sull’occupazione dei giovani in termini internazionali, allo stesso tempo, bisogna analizzare anche la situazione interna da cui emergono due forti squilibri. Innanzitutto, in base a quanto confermato nel rapporto, il primo squilibrio si verifica tra Nord e Sud, dal momento che nelle Regioni Meridionali risulta ancora essere più difficile trovare lavoro anche per i laureati. Il secondo squilibrio è determinato dal genere, ovvero, le donne ha più difficoltà a trovare lavori a tempo determinato rispetto ai loro coetanei uomini.

Quali sono le facoltà che comportano maggiori possibilità di lavoro?

Il rapporto si è concentrato anche sull’analisi delle facoltà che garantiscono più facilmente l’accesso al mondo del lavoro. Tra queste, troviamo al primo posto le facoltà mediche, scientifiche e ingegneristiche per le lauree di I livello; per quelle di II livello, invece ingegneria, il settore chimico-farmaceutico e quello medico. Per cui, i giovani che dovranno iscriversi all’Università a settembre, soprattutto quelli che non avevano in programma di frequentare i suddetti indirizzi, purtroppo, si troveranno di fronte ad un bivio: seguire i propri sogni o le facoltà che permettono un maggiore accesso al mondo del lavoro.