Licenziata perchè troppo grassa: i mille volti della discriminazione

È successo ad Arianna Marchi, 28enne lodigiana, licenziata dopo una regolare assunzione a causa del suo peso

L’increscioso episodio è avvenuto a Pieve Fissiraga (Lodi) , Lombardia, in un noto negozio di scarpe. Arianna Marchi, 28 anni, lodigiana, è stata licenziata a causa delle sue misure troppo generose. La donna aveva brillantemente superato i colloqui ed era stata regolarmente assunta.

Finché, il primo giorno, dopo sole 4 ore di lavoro, l’agenzia interinale presso la quale aveva svolto il colloquio, chiama Arianna chiedendole udienza immediata, per una delicata questione da risolvere.

Il licenziamento

Arrivata in agenzia, Arianna, affronta una crudele realtà, figlia di un mondo fatto di apparenze e discriminazioni. Il funzionario dell’agenzia interinale, comunica alla 28enne lodigiana che il suo peso, nonostante il turno di lavoro concluso senza alcuna difficoltà o problema, non le permette di portare a termine agilmente alcune importanti mansioni; quali ad esempio ”scaricare scatole o altri carichi dalle autovetture per riporli in magazzino”.

Momento clou di un licenziamento
Momento clou di un licenziamento

Una ferita indelebile

Tornata a casa, Arianna, scoppia in lacrime e  racconta il triste episodio alla zia Sabrina. La donna, infuriata, decide di condividere su Facebook la storia di sua nipote. In pochi minuti, il popolo del web invia ad Arianna centinaia di messaggi e lettere di solidarietà, sanando solo in parte, quella che resterà per sempre una cicatrice, nella memoria della giovane.

I volti della discriminazione

 

La piaga della discriminazione non ha confini, ed è radicata nella società più di quanto si possa immaginare. Essa, infatti, non è solo razziale. Le persone discriminano ogni giorno senza rendersene conto. Ogni comportamento umano che tende giudicare “diverso” un altro essere vivente solo in base alle caratteristiche fisiche e mentali che egli presenta: alto, basso, magro, grasso, nero, bianco, cinese o mussulmano che sia; è un atto discriminatorio.

Questo status quo va inoltre a deteriorare, se si inizia  a identificare un pericolo o un problema in una persona apparentemente diversa: che sia diversa la sua pelle, la sua provenienza, o un qualsiasi attributo psicofisico che egli presenti. È in questo momento che le differenze smettono di diventare una risorsa, trasformandosi in un nemico. Da qui il passo è breve: la discriminazione inizia contro la diversità in tutte le sue forme.  Come è accaduto ad Arianna, che forse non rispetta i canoni di bellezza socialmente accettati; come speriamo che non si ripeta, mai più.

Davide Gabriele Bianco