LE PROBLEMATICITÀ DEL NUOVO DECRETO DIGNITÀ

Il testo del Decreto 87/2018, meglio noto come Decreto Dignità, presenta alcune spinosità in merito alla compatibilità con la disciplina dei contratti collettivi nazionali

Entro il prossimo venerdì, 3 agosto, il Parlamento è chiamato ad apportare alcuni emendamenti alla legge di conversione del tanto discusso Decreto 87/2018, meglio noto come Decreto Dignità. Sulla materia, infatti, sono emerse difficoltà inerenti alla sua possibile applicazione, soprattutto in riferimento alla disciplina sui contratti collettivi nazionali. Vediamo in breve perché

A differenza del precedente testo costituito dal Jobs Act, il Decreto Dignità intende abbassare la soglia massima della durata dei contratti a tempo determinato privi di causale da 36 a 12 mesi. Si potranno ad ogni modo raggiungere i 24 mesi soltanto specificando chiare e ben determinate motivazioni, come ad esempio incrementi temporanei, imprevisti e di un certo rilievo della produzione o dell’attività generale aziendale.

L’interpretazione controversa in rapporto ai CCNL

L’abbassamento del limite, tuttavia, secondo alcuni esperti in materia, non potrà trovare attuazione in quei settori disciplinati differentemente dai CCNL, ossia i contratti collettivi nazionali dei lavoratori. Secondo altri, invece, le norme in questi ultimi sancite, riferendosi ad un quadro normativo ormai superato da anni, non potrebbero avere concretamente un’efficacia maggiore di quella del recentissimo Decreto 87/2018.

A tal proposito, si possono citare alcuni esempi di contratti collettivi in cui vengono posti alcuni paletti nel rinnovo delle soluzioni a tempo determinato: dai 48 mesi in 5 anni del settore chimico ai 44 di quello metalmeccanico, sino ad arrivare ai 36 del contesto scolastico.

In sostanza, secondo il Decreto Dignità, il tetto massimo della durata totale dei contratti a tempo determinato resta sempre di 48 mesi ma con la necessità, già dal tredicesimo mese di lavoro, di specificare i motivi dell’eventuale proroga della collaborazione professionale.  Proprio sulla questione relativa alle “causali”, l’Associazione per gli studi internazionali sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali (ADAPT), voluta nel 2000 dal Professor Marco Biagi, ha svolto un’interessante ricerca su 27 contratti collettivi. Dalla stessa è emerso che l’80% delle soluzioni a tempo determinato non presenta specifiche motivazioni annesse.

Tirando le somme del discorso…

Grazie ad un rinvio legislativo del Decreto 87/2018, sarà possibile prorogare per un massimo di 6 volte ogni contratto a termine inserito in una contrattazione collettiva sino ad un tempo massimo di 36 mesi. Non si sa ancora bene come tutto ciò potrà coesistere con le precedenti norme che regolano il mondo del lavoro.

Per alcuni la nuova regolamentazione estiva, avendo cambiato radicalmente il mondo del lavoro flessibile, permetterà anche un cambio per ciò che riguarda le precedenti contrattazioni collettive (in quanto parte di un sistema normativo obsoleto). Secondo altri ,tutti i contratti precedentemente firmati hanno ancora piena valenza giuridica in quanto sono manifestazioni dell’indipendenza dei lavoratori e non sono dunque contrari alle nuove regole.