Tirocini : Non solo garanzia giovani

tirocinio garanzia giovani

Oltre alla possibilità di iscriversi a Garanzia Giovani, PSB Agenzia per il Lavoro consente anche (nel proprio ampio ventaglio di scelte) di partecipare anche ad altre opportunità soprattutto per chi, non potendo aderire alle misure del programma regionale per mancanza di requisiti (che, lo ricordiamo, sono: età compresa tra i 16 ed i 29 anni, il possesso dello stato di Neet, cioè essere inoccupati oppure disoccupati da almeno 6 mesi, non essere iscritti in percorsi formativi: scuola, Università o corsi per abilitazione professionale) rimarrebbe escluso da questa opportunità; esiste quindi anche la possibilità, per chi avesse perduto suddette caratteristiche, di intraprendere un’esperienza lavorativa per un periodo di tempo che può andare dai 6, fino ai 24 mesi per dei casi particolari (persone svantaggiate, portatori di handicap, in determinate condizioni); la misura attivabile è sempre un tirocinio, che poi potrebbe sfociare in un contratto di lavoro, qualora l’azienda avesse la necessità di assumere , al fine di incrementare il proprio organico.

Volendo fare una precisazione, la parola tirocinio deriva dal latino tirònes o dal greco tèrèo, chiamato altresì stage ed indica un’esperienza presso un ente, pubblico o privato, di durata molto variabile, con la finalità primaria di favorire l’apprendimento e  la formazione, generalmente finalizzata all’ingresso nel mercato del lavoro.

Con praticantato invece, si intende sempre un tirocinio, ma indispensabile per l’accesso ad un’abilitazione finalizzato all’esercizio di una libera professione. Il prototipo del tirocinante, è uno studente universitario che desidera fare un’esperienza lavorativa, oppure individui che vogliono reinserirsi in ambito lavorativo perché licenziati per i più svariati motivi, o anche semplicemente per avere la prospettiva di un nuovo lavoro, oppure ancora, possono partecipare persone che vogliano acquisire nuove o diverse competenze professionali.

Citando l’esempio dello studente, in tali casi il tirocinio può essere un valido mezzo di supporto per l’orientamento nella scelta della facoltà universitaria, oppure per aiutare gli interessati ad orientare le proprie preferenze in ambito professionale. In genere, ad offrire tirocini sono sia le imprese private che gli enti pubblici o ancora organizzazioni non-profit.

Il tirocinio può essere di tipo professionale o formativo:

  1. Il tirocinio professionaleè disciplinato, in via generale, dall’art. 6 del DPR 7 agosto 2012, n. 137 emanato in applicazione del decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 – convertito in legge 14 settembre 2011 n. 148, in modo specifico dalle leggi istitutive degli Ordini e dai singoli regolamenti emanati da questi, salvo specifiche disposizioni di legge, se emanate;
  2. Il tirocinio formativoè stato introdotto per la prima volta dalla legge 24 giugno 1997 n. 196, (cosiddetto pacchetto Treu) dal decreto interministeriale 25 marzo del 1998 n. 142, e dalle leggi 28 marzo 2003, n. 53, e 24 novembre 2003 n. 326. L’istituto è stato poi profondamente riformato dall’entrata in vigore della legge 14 settembre 2011 n. 148.

Secondo la legge 196/1997, lo stage attivato nel rispetto della normativa, non è considerabile come un rapporto di lavoro di tipo subordinato; pertanto, allo stagista non si applica nessun contratto nazionale, sia per la parte legislativa, che per quella retributiva. Non dà quindi diritto a retribuzione, contributi previdenziali, ferie retribuite, maternità, congediindennità di malattia, scatti di anzianità, non è previsto nessun preavviso (o indennità di mancato preavviso) in caso di licenziamento o dimissioni. Ognuna delle parti può inoltre interrompere il rapporto di tirocinio senza preavviso o dovere alcuno.

Il periodo di stage non figura nemmeno ai fini dei contributi previdenziali (anni per la pensione, senza reale versamento di denaro all’INPS), non è calcolato ai fini dell’anzianità lavorativa (uno scatto di anzianità ogni due anni), in caso di successiva assunzione con un differente tipo di contratto, né nei 36 mesi massimi di lavoro a tempo determinato che un’azienda può offrire a un dipendente (con tutte le tipologie di contratti a termine), non ha quindi nessuna caratteristica di contratto di lavoro.

Tuttavia, nel caso in cui un tirocinio formativo mascheri in realtà un rapporto di lavoro subordinato, anche se la legge non prevede espressamente la conversione del rapporto in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il Ministero del Lavoro ha chiarito, con la circolare n. 24 del 12 settembre 2011, che:

Il tirocinio è realizzato in un periodo determinato in coerenza con il numero e la natura delle attività formative previste nel relativo progetto. Tale periodo non può essere inferiore a un mese né superare i seguenti periodi di durata massima:

  1. a) sei mesi per i tirocini formativi e di orientamento;
  2. b) dodici mesi per i tirocini di inserimento e reinserimento;
  3. c) dodici mesi per i tirocini stipulati in favore di persone svantaggiate;
  4. d) ventiquattro mesi per i tirocini in favore di soggetti disabili, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 68 del 1999, fermo il rispetto delle norme sull’assunzione delle categorie cosiddette protette.

La durata iniziale del tirocinio, stabilita dal singolo progetto formativo, può essere inferiore a quella massima consentita in relazione alla specifica tipologia di tirocinio. In tal caso, se il programma originariamente previsto non è stato integralmente realizzato è consentita una proroga del termine iniziale fino al raggiungimento del suddetto periodo massimo. È consentita la stipula di una ulteriore convenzione di tirocinio fra gli stessi soggetti, per l’arricchimento del bagaglio professionale già conseguito o per la formazione di una diversa professionalità, a condizione che la somma dei periodi delle due distinte convenzioni di tirocinio, anche se stipulate con soggetti promotori diversi, non oltrepassi i limiti massimi di durata sopra stabiliti.

Al tirocinante è concessa la stipula di più tirocini presso distinti soggetti ospitanti; egli ha diritto a una sospensione del tirocinio per maternità o malattia lunga, intendendosi per tale quella che si protrae per una durata pari o superiore a un terzo del tirocinio.

Il periodo di sospensione non concorre al computo della durata complessiva del tirocinio secondo i limiti massimi precedentemente indicati.

Il tirocinante, così come l’ente ospitante, può interrompere il tirocinio in qualsiasi momento dandone comunicazione scritta al proprio tutore di riferimento. Per quel che concerne l’ente ospitante, ad esso è consentito interrompere un rapporto di tirocinio in corso solamente nelle seguenti ipotesi: verificarsi di gravi o reiterate inadempienze da parte del tirocinante degli obblighi a suo carico, da accertarsi con l’intervento del tutore designato dal soggetto promotore; oppure per l’insorgere di inaspettate condizioni di aggravate difficoltà organizzative, economiche o produttive nell’ambito del settore o reparto di inserimento del tirocinante, che richiedono il ricorso a procedure di gestione delle eccedenze di personale come la cassa integrazione guadagni, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo o la procedura di licenziamento collettivo per riduzione e messa in mobilità del personale.:

Alla luce di quanto esposto quindi, si comprende che il tirocinio può essere considerato una valida misura non solo in vista dell’eventuale inserimento o reinserimento lavorativo, ma anche una vera e propria esperienza di crescita personale e professionale all’interno di un contesto aziendale (pubblico o privato) ben strutturato.

Di Fiorinda Caliendo