LAVORO: TRA I DIRITTI DEI LAVORATORI PART-TIME E LO STATO DEI LAVORATORI NOTTURNI

Un approfondimento sulle condizioni dei lavoratori notturni e sull’uguaglianza dei diritti tra i lavoratori a tempo pieno e quelli a tempo parziale. La Cassazione ribadisce l’uguaglianza di diritti tra lavoratori part-time e full-time

La Corte di Cassazione, attraverso l’Ordinanza n. 8966/2018 ha precisato che tutti i lavoratori a tempo parziale, ovvero part-time, hanno gli stessi diritti dei lavoratori full-time in merito sia alla retribuzione oraria che all’inquadramento rispetto al contratto collettivo di lavoro.

In questo modo, è stata nuovamente condannata ogni forma di discriminazione nei riguardi dei lavoratori part-time, compresa l’assegnazione di orari di lavoro sfavorevoli rispetto ai lavoratori a tempo pieno. Lo stesso Accordo Quadro dell’Unione Europea ha stabilito, rispetto ai lavoratori part-time, che è vietata in maniera assoluta qualunque forma di discriminazione rispetto ai lavoratori full-time. Ad ogni modo, se condizioni di disparità nei luoghi di lavoro dovessero presentarsi, il lavoratore ha il diritto di chiedere all’azienda il rimborso delle differenze nella retribuzione, ottenendo in questo modo quanto richiesto.

Le condizioni dei lavoratori notturni

Come tutti gli altri esseri viventi, anche l’uomo basa la sua vita sull’alternanza tra fasi di riposo ed attività, che possono avere durata diversa. Questo equilibrio regola diverse funzioni fondamentali, tra cui il sistema circolatorio, la variazione della temperatura corporea, ma soprattutto il ciclo di veglia e sonno. I lavoratori che svolgono le proprie mansioni negli orari notturni, tendono ad avere un orologio biologico contraddittorio rispetto all’ambiente che li circonda. In passato si riteneva che, dopo aver preso il ritmo, i lavoratori potessero invertire facilmente i propri bioritmi, ma ad oggi è stato messo in evidenza come questo non sia assolutamente possibile.

Quali sono i principali rischi correlati ai lavori notturni?

I disturbi particolarmente correlati alle condizioni di lavoro notturno sono:

  • stress;
  • incidenza maggiore di malattie tumorali a causa del bioritmo disfunzionale, che incide sulla produzione degli ormoni;
  • problemi cardiovascolari, come ischemie o ipertensione;
  • problemi dell’apparato digestivo, in seguito agli orari irregolari in cui si consumano i pasti;
  • irregolarità del ciclo nelle donne.

Come si esprime la legge in merito ai lavori notturni?

Nel Dlgs 66/2003 vengono chiarite tutte le norme volte alla tutela dei lavoratori notturni:

  • il periodo di lavoro notturno non può superare le otto ore nell’arco delle 24 ore;
  • il lavoratore svolge, nel periodo di lavoro notturno, almeno tre ore del suo tempo complessivo, per almeno ottanta giorni lavorativi.

Nell’articolo 11 vengono, inoltre, stabiliti i casi di esclusione dall’obbligo al lavoro notturno, oltre chiaramente a donne in gravidanza e madri fino al compimento di un anno di età del loro bambino. I casi citati sono:

  • lavoratore/lavoratrice che sia nella condizione di unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore ai 12 anni di età;
  • lavoratore/lavoratrice che abbia a carico un parente disabile secondo la legge n. 104 del febbraio 1992;
  • lavoratore/lavoratrice convivente con un figlio di età inferiore ai tre anni.

Oltre, chiaramente, a tutte queste condizioni, sono esenti da obblighi a lavori notturni tutti quei soggetti con condizioni mediche accertate dalle apposite strutture pubbliche.