La burocrazia non sempre è amica del lavoro

In Sardegna corsa contro il tempo per ottenere i permessi necessari per costruire la nuova discarica della Portovesme Srl

Senza le necessarie autorizzazioni, nei tempi previsti dalla legge, non sarà possibile per la multinazionale anglo-svizzera Glencore International plc continuare ad investire nell’azienda sarda Portovesme Srl.

Quest’ultima produce annualmente, insieme allo  stabilimento di San Gavino, 150mila tonnellate di zinco, 65mila tonnellate di piombo, 200mila di acido solforico, 3mila tonnellate di rame, 200 tonnellate d’argento e 1 tonnellata d’oro.

La Portovesme Srl, acquistata 19 anni fa dalla Glencore International, ha assoluta necessità di realizzare in tempi brevi una discarica al fine di stoccare in loco i diversi residui di lavorazione.

La Glencore: un vasto impero minerario

La Glencore International plc è un’azienda leader dei settori minerario e dello scambio di merci. Gli uffici della società sono registrati a Saint Helier, nell’isola britannica di Jersey, mentre la sede operativa è in Svizzera, a Baar, nel Canton Zugo. La Glencore fu fondata nel 1974 dal belga Marcell David Reich (meglio conosciuto come Marc Rich).

L’appello dell’a.d. Carlo Lolliri

Nel corso di un recente convegno organizzato dalla Filctem (Federazione Italiana Lavoratori Chimica Tessile Energia Manifatture), l’amministratore delegato di Portovesme srl, Carlo Lolliri, ha ribadito con forza la necessità che si sblocchi la situazione legata alla nuova discarica: ”Rischiamo di chiudere a Genna Luas (il nome del sito già esistente ed ormai saturo) e non abbiamo il primo anello della nuova discarica di cui non sappiamo ancora nulla sullo stato delle autorizzazioni”.

Il rischio di chiusura dell’azienda sarda è dunque molto alto, nonostante in questi anni essa abbia conseguito medie di fatturato intorno al mezzo miliardo e dato occupazione a circa 1300 dipendenti.

A quanto pare, uno degli oneri che ha gravato maggiormente sul bilancio di Portovesme srl è stato quello delle bonifiche, azioni per le quali sono stati spesi circa 100 milioni di euro. Pertanto non resta che sperare in un intervento quanto più immediato ed efficace possibile da parte delle autorità competenti su tale vicenda, affinché si possano scongiurare numerosi ingiusti licenziamenti.