I 5 Assiomi della Comunicazione Umana

Questa classificazione sui tipi di comunicazione è stata approfondita negli anni ’60 dalla scuola di Palo Alto (California)

Da questi studi scaturiscono 5 principi fondamentali, detti “i 5 Assiomi della Comunicazione Umana”, pubblicati in “Pragmatica della comunicazione umana”, esattamente nel 1967, importante volume riguardante la comunicazione interpersonale e le interazioni umane.

Dalla consapevolezza che ogni giorno chiunque comunica volontariamente o meno sia con parole che con gesti, al fine di raccontare episodi della vita e descrivere e suscitare emozioni, derivano quelli che si possono definire principi assoluti ed incontestabili della comunicazione. Proviamo ad analizzarli in maniera più accurata:

1° ASSIOMA

Il primo principio della comunicazione umana afferma che “non si può non comunicare”. Ciò sta a significare che è impossibile non comunicare, dato che ogni nostro comportamento, anche senza la nostra esplicita volontà, estrinseca qualcosa di noi: avere un non-comportamento risulta pertanto infattibile. Anche se una persona fa qualsiasi tentativo per rimanere inespressiva, al fine di non lasciar trapelare nulla del suo stato emotivo nei confronti di altri individui, anche in questa situazione sta inviando un messaggio: comunica infatti di non voler comunicare.

Pensiamo ad una situazione-tipo molto comune: un silenzio imbarazzante, durante il tragitto in un ascensore, è una forma comunicativa in quanto esprime infatti la difficoltà di parlare in quella situazione specifica. Quindi il fulcro della questione non è il dubbio se una persona stia comunicando o meno, bensì soprattutto chiedersi cosa stia comunicando, seppur questo avvenga tramite qualcosa che somiglia di più all’assenza, piuttosto che alla presenza di una persona.

2° ASSIOMA

In ogni flusso comunicativo è possibile distinguere due livelli: uno che ci informa circa il contenuto di ciò che si sta esprimendo, sarebbe a dire il “cosa”; l’altro riguarda la relazione ed individua il tipo di coinvolgimento, il “tipo di relazione” che si intende stabilire con la persona coinvolta. Questo perché, in uno scambio comunicativo, non è presente soltanto la quantità di segnali che va a costituire il corpo dello stesso, il suo contenuto oggettivo, bensì un senso insito che va ad individuare o a svelare la relazione che sussiste tra i soggetti coinvolti; in questo caso, quello che si va ad esaminare non è solo quello che si dice, ma soprattutto il “come” viene espresso.

Se ascoltiamo una frase del tipo: “apri la porta”, possiamo in pochi secondi riuscire a comprendere, almeno sommariamente, il tipo di relazione che sussiste tra le persone, soffermandoci sul tono di voce utilizzato, sul modo vicendevole di porsi e tanti altri dettagli che riescono a farci percepire la relazione esistente tra le persone coinvolte: è quella che chiamiamo “metacomunicazione”, la quale individua proprio la relazione tra i comunicanti.

3° ASSIOMA 

Diretta conseguenza del precedente principio, anche la punteggiatura e gli intervalli vanno ad interferire nel flusso comunicativo, che può variare in base alla punteggiatura utilizzata. Ci riferiamo qui anche alle pause forzate, alle interruzioni e a tutto ciò che può essere una qualunque interruzione del discorso. Nel corso di una interazione, sono ricomprese molteplici versioni della realtà. Ognuna dipende da come si succedono gli eventi e dalla loro concatenazione: proprio come avviene in una normale discussione di coppia, il pericolo è di guardare la situazione solamente dal proprio punto di vista, utilizzando i propri canoni e per l’appunto la propria punteggiatura.

4° ASSIOMA

La comunicazione può avere luogo per mezzo di canali verbali e non verbali. Quello verbale è in modalità digitale, basato su attribuzioni di senso convenzionalmente usate e quindi sulle parole che costituiscono una lingua; quindi, il principio dominante è l’arbitrarietà.

Di contro, quello non verbale si basa su principi analogici, che si basano cioè sulla somiglianza, ed annovera sia l’uso delle immagini che la comunicazione non verbale, prevedendo una correlazione completa tra significante e significato.

Sarebbe a dire che, se ad esempio, una persona è interessata a quello che diciamo e non ci guarda negli occhi, questo crea un divario tra forma e contenuto, cosa che può pregiudicare la riuscita stessa della conversazione.

5° ASSIOMA

Sempre secondo la Scuola di Palo Alto, nel corso di un’interazione, si possono instaurare due tipi di relazioni. La prima è quella in cui gli interlocutori sono sullo stesso piano, e può definirsi simmetrica: in essa si possono anche toccare soglie di aggressività, proprio in quanto tali persone si sentono simili e non c’è supremazia di una sull’altra.

Al contrario, un’interazione in cui una persona sa di essere su un piano differente rispetto ad un’altra viene definita complementare: in essa c’è una evidente posizione di superiorità (come nel caso di interazioni tra genitori figli, o titolari e subordinati) da parte di uno degli interlocutori.

Questa distinzione non indica che una delle due sia migliore o preferibile rispetto all’altra, ma è utilizzata soltanto per classificare in maniera più specifica i distinti modi di comunicare.

Conclusioni

Per ottenere una efficace comunicazione, esistono dei veri e propri dettami comunemente accettati. Una delle regole basilari è l’ascolto dei propri interlocutori, avendo cura di notare accuratamente le modalità espressive verbali e gestuali.

In ambito lavorativo l’esigenza di una comunicazione umana efficace è maggiormente avvertita perché il lavoro è di per sé interazione e di conseguenza comunicazione.

La comunicazione è lo strumento che utilizziamo per costruire e mantenere rapporti, interagire con gli altri, creare collaborazioni di qualsiasi natura; tramite essa esprimiamo noi stessi, i nostri pensieri, il nostro modo di essere e ci mettiamo in gioco facendoci conoscere e scoprendoci.

La collaborazione che va a costituirsi tramite la comunicazione è indispensabile soprattutto in ambito lavorativo, nel quale non si otterrebbero gli stessi risultati se essa non fosse efficace, compromettendo così i frutti. Proprio in funzione di questo, sorprende il fatto che si investa molto poco in comunicazione e che a livello personale si percepisca una scarsa attenzione nel migliorare un aspetto così importante della vita. Si potrebbero così evitare moltissimi problemi ed incomprensioni, risparmiando risorse e tempo soprattutto in ambito lavorativo e prestando più attenzione al modo di comunicare correttamente.

Anche nell’ambito istituzionale delle università, solo di recente sono nati corsi di laurea mirati e solo ultimamente la comunicazione è diventata un argomento degno di approfonditi studi; anche nelle aziende si sta seguendo la stessa tendenza a dar maggior risalto al fenomeno comunicativo.

Possiamo dedurre che tutto derivi dalla concretezza, innata nel nostro popolo, che porta a preferire la tecnica e la cultura contadina, settori dove il l’Italia ha raggiunto i massimi livelli. Purtroppo oggi ci si è resi conto che la competenza, priva di quella particolare abilità di comunicare nella maniera adeguata, risulta monca e difettosa.

Se solo pensiamo che qualsiasi percorso lavorativo inizia con un momento comunicativo, rappresentato dal colloquio, possiamo da qui capire il valore da attribuire alla comunicazione. Che valga come consiglio per i giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro e per tutti noi: una buona comunicazione facilita qualsiasi ambito della nostra vita!