Formazione scientifica italiana sempre più fashion; l’HiTech sposa la moda

Le aziende di alta moda sono nate da artigiani artisti di elevatissimo livello, tuttavia oggi il futuro sembra essere affidato ad ingegneri e designer ibridi

Sempre più Università offrono corsi inseriti in facoltà scientifiche ma dedicati alla moda di frontiera: il caso dello IUAV di Venezia e del Politecnico di Milano

La filiera della moda

Il Made in Italy è affermato in particolare nel campo della moda di altissimo livello, grazie ad un inedito connubio di inventiva, fantasia, capacità sartoriali, abilità manageriali e manifatturiere. Per reggere però nel mondo iperconnesso e globalizzato, occorre ancora una marcia in più. Questo quid è rappresentato dal’innovazione, dall’impiego nel settore manifatturiero dell’alta tecnologia, sia nell’utilizzo di tessuti innovativi ed HiTech, sia nel corredare i prodotti stessi di contenuti in realtà aumentata o virtuale, offrendo all’utente/acquirente una esperienza inclusiva a 360°.

La nuova generazione di professionisti della moda

Ecco che accanto ai sarti, ai disegnatori di modelli esclusivi, vanno ad affiancarsi ingegneri, architetti, user experience designer e specialisti dell’Information Technology. Fino ad oggi era necessario conseguire una laurea tradizionale e poi orientare la propria carriera verso il mondo della moda sperando di imbroccare la chance giusta. Oggi, al contrario, sono disponibili appositi corsi specifici che indirizzano direttamente verso il settore moda già nel corso degli studi universitari e che quindi formano professionisti che vengono direttamente contattati dalle aziende di punta del settore.

Ibridazione è la key word

«La moda ha sempre più bisogno di attingere ad ambiti di studio e sperimentazione che non siano legati al fashion design, ma, piuttosto, all’architettura, all’ingegneria – spiega Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali all’Università Iuav di Venezia -. Penso, per esempio, agli architetti che frequentano il mio corso di Pratiche curatoriali perché stanno specializzando nell’allestimento delle mostre o agli ingegneri che lavorano nell’automatizzazione dei processi logistici, che devono essere il più efficienti possibile per evitare gli sprechi».

Aggiunge inoltre la Frisa: «Oggi nella moda si parla sempre meno di tendenze creative per concentrarsi sui temi della tecnologia, della ricerca e della performance, soprattutto quando si parla di tessuti e pellami che devono essere sostenibili».

Nuove vie e nuovi tempi di sviluppo

Come in ogni altro campo industriale, anche la moda deve confrontarsi con tempi di sviluppo dei prodotti sempre più ridotti e con alti standard di sostenibilità e di bassa impronta ecologica, garantendo inoltre una personalizzazione del prodotto estrema.

Ad esserne convinto è Venazio Arquilla, docente di Processi e metodi di design al Politecnico di Milano e Coordinatore dell’Experience Design Academy di Poli.sesign, che afferma: «Bisogna dare al cliente un ampio margine di customizzazione e qui entrano in gioco alcune delle figure che formiamo noi come, per esempio, gli user experience designer». Tali designer innovativi devono essere precursori e inventare nuovi prodotti capaci di affascinare la clientela potenziale. «Se Apple avesse chiesto il parere dei consumatori prima di creare un telefono senza tasti, forse non l’avrebbe mai fatto: il compito di un designer è quello di cambiare in meglio l’esperienza dell’utente, integrando le dimensioni di prodotto, servizio e comunicazione. Nella moda questo si traduce nello sviluppo di software per la creazione di prodotti e servizi personalizzati, tra le altre cose».

Federica Amodio