Evasione record in Italia del lavoro nero dipendente

Sono ben 11 i miliardi di euro evasi quest’anno nel lavoro dipendente, in termini di contributi pensionistici. Un dato, questo, abbastanza significativo, che va in controtendenza rispetto alla situazione ante 2015, quando fu emanata la riforma voluta dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, e del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (decreto-legge 65/2015).

Il nuovo testo normativo introdotto dal precedente governo, in materia di recupero dei contributi previdenziali, ha attribuito tale compito all’Istituto Nazionale del Lavoro. Tuttavia, questa decisione, al momento, non sta dando i frutti desiderati. Infatti, quando il servizio di ispettorato era gestito da INAIL, INPS e Ministero del Lavoro, lo Stato riusciva ad introitare annualmente un valore pari a circa il 10% dei contributi. Allo stato attuale, invece, le cose non stanno andando per il verso giusto. Ma quali possono essere le cause di questo insuccesso?

Controlli diminuiti e programmati

Una di queste potrebbe essere la diminuzione del numero generale dei controlli. Secondo le statistiche, infatti, nel 2017 le verifiche sono state 160 347, ovvero quasi 75 000 in meno rispetto al 2013, quando non era ancora entrata in vigore la riforma Renzi-Poletti. A questo calo, si è accompagnata una conseguente riduzione dei crediti recuperati: se nel 2013 ammontavano a poco meno di 1 milione e mezzo di euro, nel 2017, invece, si aggirano a poco più di 1 milione.

Un’ulteriore causa, inoltre, potrebbe essere  individuata nel funzionamento in sé dell’apparato burocratico dei controlli predisposto dal Ministero del Lavoro. Secondo quanto affermato in alcune recenti dichiarazioni da Giancarlo Spocchia, Presidente dell’Associazione Ispettori di Vigilanza, le verifiche non possono essere più effettuate “a sorpresa”, ma anzi vanno opportunamente calendarizzate ogni mese: tutto ciò fa sì che, sapendo la data del controllo con discreto anticipo, le situazioni irregolari vengano subito appianate.

Meno ispettori INPS quindi meno controlli

I numeri dell’evasione fiscale sono potuti aumentare a dismisura a causa della contemporanea riduzione  del numero di ispettori INPS. Dal 2014 ad oggi 300 ispettori  sono venuti meno come forza a disposizione dell’INPS, anche a causa del jobs act. Ciò ha avuto come conseguenza principale una diminuzione dei controlli. Nel bilancio provvisorio del Ministero del Lavoro, per l’anno 2018, viene stabilito come valore degli verifiche di vigilanza la somma di 432 milioni di euro, mentre nel periodo 2013-2016 il recupero annuale è stato di oltre un miliardo di euro. I pochi ispettori del Ministero del Lavoro non sono nemmeno messi in grado di lavorare al meglio visto che sono costretti a girare, per lavoro, generalmente con i mezzi pubblici.

Tecnologie insufficienti

Oltre al minor numero di ispettori un’altra problematica risulta essere la mancanza di formazione ad hoc per il personale. Non solo ma risulta che il Ministero del Lavoro non possieda il know how necessario per coordinare e gestire le diverse informazioni che l’INPS e l’INAIl vorrebbero inviargli.

Il lavoro nero e la conseguente lotta all’evasione fiscale devono essere combattute con ogni mezzo a disposizione.