Di Maio al lavoro per ridurre l’orario di lavoro

Allo studio Disegno di Legge per assumere attraverso il meccanismo del reddito di cittadinanza, ma con meno ore da impiegare rispetto al precedente

Fermo restando il salario erogato, viene assunto un nuovo occupato ogni quattro attualmente impiegati. Ovviamente, ciascuno dei quattro lavora un giorno alla settimana in meno, così le ore di lavoro totali restano inalterate, ma si ha un 20% di lavoratori in più. Di conseguenza, però, c’è un aumento dei costi.

Politiche nuove, slogan retrò

Il concetto è semplice e ricalca lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti”.  Sembra di tornare indietro al periodo delle lotte operaie degli anni ’70, quando la sinistra europea chiedeva di ridistribuire il tempo lavorato tra gli inoccupati. All’epoca, tuttavia, era previsto anche che le paghe sarebbero state abbassate, in una sorta di equità sociale solidaristica.

A rilanciare lo slogan è stato Pasquale Tridico, il presidente dell’INPS in quota penta stellata. L’idea, però, potrebbe stavolta diventare legge attraverso lo strumento del Disegno di Legge su proposta 5 stelle e con l’imprimatur del Ministro del Lavoro e Vice Premier Luigi Di Maio.

Decreto Dignità e collegati

Il Prof. Tridico è l’ispiratore del reddito di cittadinanza ed è anche il vero regista delle politiche sul lavoro di matrice grillina. Le sue tesi sono state sviluppate con Piergiovanni Alleva, giuslavoratorista e consigliere di Di Maio e dello stesso Tridico.

L’intera teoria alla base delle riforme penta stellate sono quindi derivate da una matrice profondamente di sinistra cui appartiene Alleva, tra l’altro consigliere regionale in Emilia Romagna. È sempre Alleva l’autore del progetto alla base del disegno di legge in merito alla riduzione dell’orario di lavoro per creare nuove opportunità per dare sfogo concreto alla richiesta del reddito di cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza e nuove opportunità

Alleva non le manda a dire e nella proposta scrive testualmente: “L’incentivazione pubblica costituita dal reddito di cittadinanza va intelligentemente utilizzata in modo, per così dire, ‘indiretto’ o ‘di sponda’: occorre destinare un importo equivalente al reddito di cittadinanza – che quel disoccupato/inoccupato avrebbe percepito – a quattro lavoratori, già occupati, i quali volontariamente accettino di ridurre la loro settimana lavorativa da cinque a quattro giornate, così ‘aprendo uno spazio ’ per l’assunzione di quel disoccupato/inoccupato e guadagnando per sé un giorno libero in più alla settimana”.

In soldoni, la cifra di 780 euro al mese del sussidio è utilizzata per garantire un bonus Irpef da assegnare ai quattro  che decidono di ridurre il proprio orario di lavoro. Il contratto con il quale verrebbe assunto il quinto lavoratore è di apprendistato, il ché riduce di fatto l’onere per l’azienda che lo impiega.

Nel caso in cui lo stipendio dovesse superare i 1.300 euro netti o l’assunzione dovesse riguardare un neo assunto privo di reddito di cittadinanza, si ipotizza una compensazione per l’azienda sotto forma di buoni acquisto spendibili attraverso convenzioni.

Solidarietà e volontarismo, queste le parole chiave

In definitiva, quindi, la proposta non prevede obblighi per nessuna delle parti sociali coinvolte, ma piuttosto un sistema di incentivi che dovrebbe “solleticare” l’interesse dei sindacati, dei lavoratori e delle imprese e portarli all’applicazione concreta dello strumento. Tale metodo è definito “contratto di solidarietà espansiva”, già previsto nel Jobs Act, ma attualmente mai utilizzato.

Federica Amodio