Le imprese del biomedicale trovano una precisa collocazione nell’ambito dell’associazione industriali di Confindustria, principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia

Dal primo marzo 2019 è stata costituita una nuova federazione nell’ambito dell’associazionismo degli industriali italiani. L’operazione è stata portata a termine per fornire un punto di riferimento alle imprese che producono dispositivi medici e che stanno dando vita ad un mercato in forte espansione.

L’imprimatur del presidente Boccia

Secondo Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria dal 2016, quello dei dispositivi Medici “è un settore ad alto potenziale sul quale il governo dovrebbe puntare incentivando lo sviluppo di asset strategici in grado di generare investimenti e fiducia nel Paese”. Secondo i piani dell’associazione, il primo Presidente della nuovissima associazione industriale sarà designato tramite elezioni il 28 marzo, nella nuova sede appena allestita a Milano.

Unirsi per contare di più

Come per ogni associazione che nasce, lo scopo è quello di fare fronte comune per dare voce alle proprie ragioni, potendo contare sulla propria forza e sui livelli crescenti di fatturato in un contesto di default generalizzato. Il settore offre posti di lavoro in crescita e dà voce ad un mercato in espansione, che ogni anno vede nuovi prodotti entrare nella medicina di punta e, di conseguenza, nella vita quotidiana delle persone.

L’offerta della categoria comprende circa 1 milione e mezzo di differenti dispositivi, spaziando dalle attrezzature chirurgiche alle grandi apparecchiature diagnostiche, non trascurando test genetici e di laboratorio ematochimico. Alla medesima categoria appartengono anche le società che sviluppano software specifici per il monitoraggio dei parametri vitali attraverso telemedicina, non disdegnando le protesi dentali o la protesica e gli ausili ortopedici, anche con tecnologia robotica.

Prodotti di punta e nuovi modi di fare impresa

Ovviamente, fanno parte della nuova squadra anche tutto ciò che ha a che fare con la robotica medica, l’intelligenza artificiale applicata alla sanità, così come i biosensori innovativi di ultima generazione.

Entrano poi di diritto anche le imprese che realizzano presidi medici attraverso tecnologia di stampaggio in 3D, compresi quelli fortemente innovativi destinati a rimpiazzare tessuti umani. In due parole, a questa associazione si rivolge tutto il mondo che gravita attorno al concetto di Salute 4.0 ed a quello della “white economy”. Secondo Vincenzo Boccia, l’intero settore dei dispositivi medici sta contribuendo all’evoluzione della medicina moderna.

L’altissimo potenziale della categoria dovrebbe portare il governo nazionale ad incentivare lo sviluppo di assets strategici come la ricerca biomedica, in grado di generare ricchezza nel nostro paese ed incrementare significativamente l’export globale. Da qui, la necessità di creare l’associazione, così da poter disporre di una voce unica ai tavoli governativi.

Le cifre di un successo innovativo

L’intero comparto dei dispositivi medici in Italia muove un mercato interno e legato all’esportazione del valore di 16,5 miliardi di euro. Le imprese attive nel segmento sommano a 3.957, che occupano direttamente 76.400 persone, oltre all’indotto generato. Il mercato Italiano da solo vale 11,4 miliardi di euro, di cui il 66% trova sbocco nella sanità pubblica, il 34% nella sanità privata. La spesa media procapite di dispositivi medici italiana è tra le più basse tra i paesi europei avanzati, lasciando intravvedere ampi margini di aumento dei fatturati del settore.

Federica Amodio