Il primo principio della comunicazione recita così: “non si può non comunicare”

Questo concetto trova una spiegazione nel fatto che noi comunichiamo non soltanto con le parole come si potrebbe banalmente pensare, anzi: quella è proprio la parte più piccola e forse meno significativa del linguaggio che adottiamo!

In realtà, la maggior parte della comunicazione (come hanno accertato diversi studi) avviene attraverso ogni parte del nostro corpo, comprese espressioni facciali e tono di voce; per tale ragione, le nostre interazioni sono caratterizzate da una comunicazione continuativa, perenne.

Comunichiamo, quindi, con diverse modalità: per mezzo di parole, tramite i silenzi e attraverso i modi con cui ci poniamo in ogni circostanza.

Ci esprimiamo anche quando non emettiamo suoni; alcuni potranno chiedersi “come è possibile? La risposta potrebbe non essere affatto ovvia: in realtà noi comunichiamo principalmente con il nostro comportamento, con lo sguardo e le varie espressioni facciali. In funzione di ciò, qualsiasi nostra interazione con gli altri contiene un momento di comunicazione, inteso come scambio reciproco di segnali, prodotto diretto della comunicazione che abbiamo con noi stessi, effettuato tramite i nostri pensieri e le nostre certezze.

Contesti e soggetti nella comunicazione

Proviamo adesso a gettare uno sguardo più specifico sulla comunicazione, per capire l’importanza che riveste, penetrando e condizionando continuamente la nostra vita quotidiana. In base ai contesti in cui si determina ed ai soggetti che la producono vi possono essere: comunicazione aziendale, comunicazione digitale, comunicazione sociale, comunicazione politica, comunicazione istituzionale. Questo perché ogni ambito di riferimento può prevedere delle regole comunicative differenti e diverse sfaccettature, tenendo presente il fatto che quella di relazionarci al mondo che ci circonda è una primaria necessità e che pertanto è impellente riuscire a comunicare efficacemente.

Anche se oggi si utilizza in un’altra accezione, la parola “comunicare” significava originariamente “mettere in comune”, quindi condividere opinioni, pensieri, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Come traduzione dal latino, la parola “comunicazione” unisce in sé “com”, cioè “con”, e “munire”, cioè “legare”, ed è intesa come una serie di fenomeni che comportano il trasferimento di informazioni.

La comunicazione umana può essere di massa oppure interpersonale. Quest’ultima, in particolare, risulta veramente fondamentale in quanto consente le relazioni tra gli individui influenzando la nostra vita di ogni giorno.

La comunicazione interpersonale è nient’altro che un rapporto di condizionamento reciproco, anche se molto spesso questo aspetto non viene percepito. Essa vede come protagonisti due o più individui e si fonda su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, pur non rendendosene conto. Pertanto, l’atto pratico del comunicare si basa sulla certezza che ognuno di noi interagisce all’interno di un sistema di tipo circolare, dove il comportamento di ogni membro condiziona l’altro.

Le tre forme della comunicazione

La comunicazione può essere suddivisa in tre specifiche forme:

  • comunicazione verbale: trattasi di tutto ciò che concerne l’uso della parola, sia scritta che pronunciata. Essa è costruita su un codice verbale ed adopera un codice digitale composto di segni puramente arbitrari, cioè di simboli grafici precedentemente stabiliti per indicare una certa parola. La comunicazione verbale concerne la costruzione delle frasi effettuata in funzione delle regole logiche, grammaticali e sintattiche della lingua alla quale ci si riferisce nonché la scelta delle sue singole parole;
  • comunicazione non verbale: sarebbe a dire qualsiasi espressione che si trasmette con il corpo, cioè postura, movimenti, espressioni facciali, sguardi, gesti, modo di abbigliarsi, posizioni occupate, modo di muoversi; insomma, qualsiasi cosa il corpo possa esprimere. Al contrario della comunicazione verbale, quella non verbale adopera sostanzialmente un codice analogico, replicando semplicemente le figure che sottintende. Questo tipo di comunicazione è anche definito come “linguaggio del corpo”;
  • comunicazione para verbale: corrisponde alla maniera nella quale una certa cosa viene espressa. Il suo ambito concerne la voce (compreso anche il tono, il volume, la cadenza) ma altresì le pause, le risate, il silenzio e anche qualsiasi altra emissione di suoni, sino al giocherellare con le dita. Se è vero che con il linguaggio orale possiamo fare uso di pause, brevi o lunghe che siano, nella scrittura possiamo avere una funzionalità simile ricorrendo alla punteggiatura che, se usata correttamente, può essere capace di attribuire una particolare regolarità alla lettura. La caratteristica che accomuna la comunicazione non verbale a quella para verbale è che entrambi inviano messaggi spesso inconsci e talvolta anche di specie emotiva.