Come dovremmo formare i futuri insegnanti?

La speranza di ogni civiltà è nei suoi giovani i quali, solo se opportunamente formati, possono diventare a loro volta buoni insegnanti

Gli attuali criteri di selezione dei concorsi pubblici per insegnanti sono carenti. Vediamo di seguito perché

Quali sono i titoli che convalidano la formazione degli insegnanti in Italia?  

L’opinione che sta diffondendosi sempre più, sia nel mondo della scuola che in quello del lavoro, è che non debba esserci una corrispondenza univoca tra titolo di studio conquistato e competenze necessarie per lo svolgimento del compito previsto.

Questo implica che non esiste un vero e proprio automatismo tra l’effettivo possesso delle capacità professionali richieste per l’insegnamento e quanto riconosciuto valido per accedere al relativo concorso pubblico di selezione. Le leggi dello Stato, tuttavia, precisano come debbano essere selezionati i candidati e quali titoli debbano consentire l’accesso a ciascuna posizione. Tale incastellatura, tuttavia, rende difficile valutare l’area della formazione complementare, che conferisce ai candidati la capacità di comprendere l’infanzia cui dovranno indispensabilmente rapportarsi. Allo stesso modo, non risulta inclusa nei parametri d’accesso la capacità di creare rapporti positivi con le famiglie ed i colleghi, indispensabili a creare la rete di scambi che rendono funzionale una realtà educativa.

La legge 4/2013 e gli assets complementari     

In particolare si fa riferimento alla scuola dell’infanzia e primaria, dove molti insegnanti hanno conseguito la specializzazione triennale (2.400 ore) per diventare Psicomotricisti, così come regolamentato dalla legge 4/2013. La formazione teorico/pratica prevista consente di riconoscere e gestire i contesti delicati.  La specifica formazione psicomotoria arricchisce le competenze degli insegnanti e consente loro di leggere in modalità profonda il comportamento infantile, riconoscendo precocemente i segnali che emergono da varietà espressive come il ritiro, la turbolenza, l’iperattività o la provocatorietà. Riconoscere i segnali inviati dai bambini consente di rispondere correttamente con linguaggi che agiscono a più livelli: corporale, gestuale, del tono della voce e dello sguardo. Questa è la principale motivazione che porta spesso i nidi e le scuole primarie e dell’infanzia a prevedere la presenza dei psicomotricisti. Un punto negativo è rappresentato, tuttavia, dalla minore presenza di questa figura professionale nelle scuole del Sud Italia, probabilmente a causa dei minore disponibilità economica nelle scuole delle regioni meridionali.

Lo Stato rinuncia alle professionalità

Questo è solo uno dei possibili esempi immaginabili per evidenziare come lo Stato rinunci a completare l’offerta formativa della scuola con professionalità complementari, prevedendone l’inclusione nei bandi di concorso pubblico. Questa condizione non sempre riconosce agli insegnanti la validità della loro attività durante il percorso formativo per le generazioni a venire.

Federica Amodio