Cambiano le regole per le assunzioni a termine

Passa da 36 mesi a 24 mesi la durata massima per le assunzioni a termine. Quali i dettagli?

Alla luce delle nuove regole, le causali per le assunzioni a termine devono essere obbligatoriamente indicate, pena la decadenza degli sgravi fiscali.

Decreto Dignità e cambiamenti

Come preannunciato, figlia del nuovo clima politico, la riforma delle assunzioni a  termine è stata approvata. La durata massima dei contratti non potrà più essere di 36 mesi ma è stata ridotta a 24. Il limite imposto è cumulativo, cioè vanno sommati tutti i rapporti a termine contrattualizzati tra un determinato datore di lavoro ed un determinato lavoratore, prescindendo il livello e le mansioni o anche periodi interruttivi. A rincarare la dose, anche eventuali periodi in cui il dipendente abbia prestato lavoro a tempo determinato attraverso il canale di un’agenzia di lavoro interinale rientrano nel computo dei 24 mesi.

In pratica, il legame tra una azienda ed un lavoratore viene scandagliato nel tempo e dopo un primo contratto a tempo determinato la strada per ottenere ulteriori sgravi fiscali per le aziende che assumono passa per la trasformazione a tempo indeterminato.

Le nuove modalità contrattuali

Sperando che non sia come nel Gattopardo, dove tutto deve cambiare affinché nulla cambi, le novità nel settore sono molte, coinvolgendo anche le modalità di stipula dei contratti stessi.

In pratica, la durata ritenuta fisiologica per le assunzioni a termine meritevoli di sgravi fiscali non è di 36 né di 24, bensì di soli 12 mesi. Come precisato nella circolare n.17 del Ministero del Lavoro, tutti i contratti che rientrano in questa durata possono essere liberamente stipulati tra le parti senza assistenza, mentre per durate eccedenti l’annualità, devono essere chiaramente indicate le specifiche motivazioni legate all’assunzione a termine in luogo di un contratto a tempo indeterminato.

L’elenco delle motivazioni è corto:  dalla necessità di sostituzione di lavoratori assenti per periodi determinati, ad esigenze di disporre di maggior forza lavoro per incrementi di produttività significativi e non programmabili rispetto all’attività ordinaria, oppure ad esigenze temporanee ma oggettive ed estranee al normale svolgimento lavorativo.

Quante le proroghe possibili

L’obbligo di dichiarare le causali scatta anche in presenza di proroga di un rapporto concluso ma intercorso tra gli stessi soggetti contrattuali e che in totale ecceda i 12 mesi prescritti.

In totale le proroghe non potranno superare il numero di quattro, prescindendo da quanti contratti siano stati stipulati, escludendo quelli legati ad attività stagionali.

Federica Amodio