Arcelor Mittal: a Taranto dal 1 luglio 1400 cassaintegrati

Il gruppo Arcelor Mittal, divenuto proprietario del siderurgico ex Ilva di Taranto dallo scorso settembre, ha annunciato l’applicazione della Cassa Integrazione Ordinaria per circa 1400 lavoratori del suo stabilimento pugliese

Il provvedimento di Arcelor Mittal, che avrà decorrenza dal prossimo 1 luglio ed un periodo di validità di almeno 13 settimane, trova giustificazione nella “crisi di mercato” che sta attanagliando il settore siderurgico. La notizia ha già suscitato le vibranti proteste dei lavoratori tarantini e delle relative rappresentanze sindacali.

Il rischio di una proroga delle 13 settimane

Dalla lettura del documento con cui i vertici di Arcelor Mittal hanno decretato la misura della cassa integrazione per 1400 dipendenti di Taranto, si desume un possibile miglioramento della situazione occupazionale al termine delle prestabilite 13 settimane di sospensione delle prestazioni lavorative. Il provvedimento, infatti, potrebbe essere prorogato ulteriormente laddove se ne dovesse ravvedere la necessità: “Compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive – si legge in una nota divulgata dai responsabili di Arcelor Mittal Italia, Cosimo Liurgo e Annalisa Pasquini – i dipendenti appartenenti a categorie, livelli e qualifiche destinatari delle sospensioni ed in numero eccedente le risorse impiegate, potranno essere avviati a rotazione, fatti salvi i caso di peculiari esigenze».

Cresce il numero dei dipendenti cassaintegrati…

In virtù di questa decisione, i sindacati hanno già richiesto un incontro con i vertici di Arcelor Mittal per cercare di evitare o quantomeno ridurre al minimo le inevitabili ricadute sul piano occupazionale. Tale riunione, che vedrà anche la partecipazione delle rappresentanze sindacali Fiom della filiale di Genova del gruppo, dovrebbe svolgersi lunedì prossimo, 10 giugno, a Roma.

Già dallo scorso settembre, infatti, quando il gruppo indiano rilevò ufficialmente l’impianto siderurgico di Taranto, circa 2500 dipendenti furono posti in Cassa Integrazione Ordinaria a causa delle difficoltà legate al mercato ed a tutto il ciclo produttivo. Ora, con questa nuova misura decorrente dal 1 luglio, il rischio è che la protesta legittima degli operai torni ad esplodere, accentuando il clima di tensione che ormai da diverso tempo si respira a Taranto in virtù anche delle negative conseguenze prodotte in tutti questi anni dal complesso industriale sul piano ambientale e sanitario.

Una crisi generale dell’acciaio

Alla luce di quanto riferito dalla proprietà indiana dell’ex Ilva ad inizio dello scorso maggio, la crisi produttiva riguarderebbe anche altri importanti stabilimenti europei del gruppo. Alla sospensione del ciclo dell’acciaio presso la filiale polacca di Cracovia, si è unita, infatti, di recente una contrazione significativa del ciclo presso quella spagnola delle Asturie.

Matthieu Jehl, Amministratore Delegato di Arcelor Mittal per l’Italia, ha voluto comunque rasserenare lavoratori e sindacati affermando come questa misura, difficile ma necessaria, rientri nel “mercato ciclico dell’acciaio”, dove a volte possono determinarsi eccedenze di giacenza tali da portare a periodi di stasi. Inoltre, secondo Jehl, un ulteriore fattore concomitante è costituito dalle scarse misure di salvaguardia sui prezzi dell’acciaio da parte dell’Unione Europea. Nonostante ciò, l’Amministratore Delegato di Arcelor Mittal continua a riporre fiducia nel rispetto del piano industriale varato lo scorso settembre che, con un investimento di circa 2 miliardi e mezzo di euro, renderà il polo siderurgico di Taranto il più “avanzato e sostenibile” di tutta Europa.