Anticipo del Tfs a rischio per i pensionati pubblici

L’anticipo del Tfs (Trattamento di Fine Servizio) è una delle proposte avanzate dal governo italiano a favore dei dipendenti pubblici che maturano i requisiti per la pensione

Tuttavia, questa misura sembra ora destinata quantomeno ad essere posticipata nella sua attuazione. Proprio giovedì scorso, 30 maggio, è scaduto, infatti, il termine per la pubblicazione del relativo decreto interministeriale

Anticipo Tfs legato a quota 100

L’anticipo del Tfs, meglio noto sotto il nome di “liquidazione”, è ufficialmente previsto nell’ambito del Decreto Legge 4/2019, che, oltre al Reddito di Cittadinanza, ha introdotto in Italia la cosiddetta “quota 100”. Trattasi di una misura secondo la quale tutti i dipendenti pubblici, che hanno compiuto 62 anni di età e hanno maturato 38 anni di versamento di contributi, possono andare in pensione prima del termine fissato dalla Legge Fornero, cioè 66 anni per gli uomini (compresi anche gli autonomi), 62 per le donne operanti nel privato, 63 per quelle parasubordinate o autonome. Secondo quanto stabilito dal governo gialloverde, i beneficiari di quota 100, sebbene siano tenuti ad attendere il compimento del 67esimo anno d’età per iniziare a ricevere il Tfs, possono in caso di necessità chiederne un anticipo sotto forma di prestito bancario con interessi. Il tetto massimo di tale richiesta, in termini monetari, non può superare in ogni caso il tetto dei 45 mila euro.

Pensioni
Grandi “ondate” di pensionamenti previste tra agosto e settembre 2019 (fonte TPI)

Scenario incerto per i prossimi pensionati

Tuttavia, affinché i dettami del Decreto Legge 4/2019 possano entrare in vigore, è necessaria l’introduzione di un ulteriore decreto interministeriale da parte dei Dicasteri della Funzione Pubblica e dell’Economia, i cui termini di pubblicazione sono scaduti nella giornata di giovedì scorso.

Lo scenario che si prospetta dunque per i prossimi mesi appare piuttosto incerto, soprattutto per quanti, avendo deciso di aderire alla “quota 100″, potranno già lasciare il posto di lavoro dal 1 agosto. Il “plotone” dei nuovi pensionati, inoltre, sembra destinato a diventare ancora più folto a settembre, quando sarà la volta dei lavoratori appartenenti al comparto scuola.

Una convenzione da stipulare con l’Abi

Secondo le intenzioni del governo, l’ente con il quale si dovrebbe stipulare la convenzione sull’anticipo del Tfs per i dipendenti pubblici è l’Abi, cioè l’Associazione Bancaria Italiana, con sede a Roma. Si tratta di un organismo di settore, che, per quanto privo di finalità lucrose e non legato ad uno specifico ente privato, rappresenta comunque la voce dei vari operatori bancari attivi su tutto il territorio italiano. L’Abi, inoltre, si avvale di un proprio ramo interno, l’AbiServizi, per la divulgazione di contenuti editoriali nonché per l’organizzazione di conferenze e congressi.

Una platea di richiedenti troppo vasta…

Secondo alcune indiscrezioni, a far saltare al momento la pubblicazione del decreto interministeriale sull’anticipo del Tfs, sarebbe stata la presa di coscienza, da parte dei tecnici, dell’eccessiva ampiezza della misura la quale potrebbe essere richiesta anche dai pensionati della legge Fornero, provvedimento, quest’ultimo, ancora non invalidato. Quest’ultimo fattore contribuirebbe, infatti, ad aumentare enormemente la platea dei possibili richiedenti rispetto alle stime iniziali fatte dall’esecutivo.

Inoltre, tenendo presente un valore medio di 76 mila euro lordi per i Tfs, la quantità dei beneficiari era stata stimata intorno ai 66 mila dipendenti pubblici andati in pensione nel 2018 ed a poco meno di 160 mila previsti per il 2019. Quest’ultima cifra si sarebbe dovuta abbassare tra il 2020 ed il 2021 intorno ai 118 mila pensionati ma, con l’allargamento anche a coloro che matureranno i requisiti durante il triennio di sperimentazione della quota 100, il discorso potrebbe ampliarsi in maniera eccessiva, sforando una quota complessiva di oltre 450 mila richieste.