Anm: indagini sui dipendenti beneficiari della “104”

L’Anm (Azienda Napoletana Mobilità) ha fatto ricorso ad investigatori privati per effettuare controlli a campione su alcuni dipendenti che godono dei benefici della legge 104 del 1992

La legge 104, che ha ricevuto parziali modifiche nel corso degli ultimi anni, ad esempio quelle sancite nel più recente D. Lgs. 66 del 13 aprile 2017, rappresenta uno dei punti fermi nel panorama italiano riguardante il diritto del lavoro. Essa, infatti, è definita più esattamente come legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone diversamente abili.

Cosa prevede nel concreto la legge 104

Al di là dei requisiti in base ai quali è possibile ottenere il riconoscimento dello “stato di handicap”, il testo contiene anche una serie di agevolazioni per quei lavoratori che hanno in famiglia un proprio parente disabile, che può essere coniuge, genitore o figlio. In termini sostanziali, trattasi di giornate di permesso, il cui numero varia da caso a caso e che consentono al dipendente di non recarsi in azienda per poter svolgere attività in favore del proprio assistito.

La legge 104, tuttavia, ha avuto sinora un’interpretazione molto controversa. Secondo alcuni giuristi, infatti, non è detto che il beneficiario debba stare, nelle ore di permesso, nel domicilio del proprio familiare ammalato ma può anche recarsi in altri luoghi o comunque svolgere altre attività che siano in qualche modo connesse alla sua assistenza, ovvero al cosiddetto “caregiving”. In questa prospettiva, dunque, tutte le giornate di assenza dal lavoro ex lege 104 (ciò va specificato) sono giustificate e dunque retribuite.

Le indagini condotte mediante “detective” privati

Nell’Anm, ha destato, di recente, particolare sospetto la frequenza con cui alcuni lavoratori stavano usufruendo di tali agevolazioni legate all’assistenza di propri familiari. Le indagini, affidate ad alcuni investigatori privati ingaggiati ad hoc dai vertici aziendali, hanno riguardato un gruppo di 40 dipendenti. Nelle scorse ore, l’Anm ha reso noto l’invio di 6 lettere di contestazione ad alcuni di questi lavoratori: per il momento, si parla di semplici richieste di chiarimento scaturite dalla constatata assenza degli indagati dal luogo in cui avrebbero dovuto trovarsi.

A partire dalla data di notifica dell’atto di accertamento da parte dell’azienda, i soggetti coinvolti hanno 5 giorni a disposizione per presentare le proprie giustificazioni nel merito. Se quest’ultime non dovessero rivelarsi sufficienti e convincenti, i vertici saranno tenuti ad emanare sanzioni nei loro confronti, che potranno consistere in una sospensione dal lavoro o, nel caso più grave, nella destituzione, cioè il licenziamento.

Una simile vicenda anche in Eav

Quello delle numerose richieste di permesso legate alla legge 104 è un fenomeno già riscontrato negli ultimi anni a Napoli ed in Campania. Anche nell’Eav, l’azienda che gestisce la Circumvesuviana e la Cumana, si sono registrati simili casi due anni fa: in quella circostanza, 3 lavoratori furono sospesi; un altro, invece, che era stato addirittura licenziato, aveva poi ottenuto la riammissione in servizio mediante ricorso alla Corte d’Appello.

Un ulteriore danno d’immagine…

La recente vicenda riguardante presunti dipendenti “furbetti” rappresenta un’ulteriore tegola che di certo non contribuisce a riabilitare l’immagine di Anm. Già nello scorso dicembre, infatti, avevano destato molto clamore le assenze per malattia dei lavoratori preposti al servizio sulle Funicolari di Napoli e sulle quali vige ancora oggi il sospetto di presunte rivendicazioni di natura sindacale