Il whistleblowing da oggi diventa legge!

Il whistleblowing da oggi diventa legge

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 291 del 14 dicembre 2017 la legge sul Whistleblowing, riguardante il settore pubblico o privato, entra in vigore domani, 29 dicembre 2017 ed è così espressa:
LEGGE 30 novembre 2017, n. 179 – Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità, di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato. Se un dipendente dovesse segnalare una irregolarità o contravvenzione all’interno del proprio contesto lavorativo, doveva temere fino ad ora delle ripercussioni oppure delle intimidazioni, cosa che è stata efficacemente combattuta o quanto meno ridimensionata grazie alla legge: infatti la protezione del whistleblower è da oggi un diritto di legge; ma chi è il whistleblower? Egli è testualmente la persona che “spiffera”, sarebbe a dire un lavoratore che segnala alle autorità competenti, come l’Anac (Autorità Nazionale anticorruzione) avvenimenti irregolari e non sarà pertanto possibile (dall’entrata in vigore della legge) punirlo per questo gesto.

Fino ad ora, le sanzioni applicate a questi soggetti erano le più svariate: il trasferimento ad altra sede, oppure il cambio di mansione, la persecuzione e finanche il licenziamento. Qualora venisse applicata d’ora in avanti qualsivoglia punizione al soggetto in questione, la stessa perderà di valore e l’azienda o l’ente presso cui lavora potranno essere multati, come vedremo tra poco, in seguito alla segnalazione di irregolarità, se non appronteranno le dovute verifiche o si sottrarranno alle misure decise dall’Anac.

Il whistleblowing, introdotto dalla legge Severino, da domani quindi entra in vigore, attuando delle procedure e protezioni per chi denuncia irregolarità e corruzione perpetrati in ambito lavorativo.

Il testo della legge che tutela chi denuncia irregolarità, ha ottenuto il sì della maggioranza alla Camera dei Deputati (con 357 sì, 46 voti contrari e 15 astenuti; un SI netto e decisivo, dopo anni di attese ed incertezze). Il whistleblower viene tutelato, ma è necessario estenderlo anche al privato, ambito in cui risulta ben più complicata la capillare propagazione di una vera e propria cultura di tutela del dipendente.

Il whistleblower, il cui significato letterale è un individuo che “soffia nel fischietto”, è appunto un lavoratore che denuncia fatti di corruzione e irregolarità accaduti sul posto di lavoro alla magistratura o all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e che in funzione dell’entrata in vigore della suddetta legge, non potrà (o non potrà più) essere punito per il suo gesto. Finora infatti sono stati applicati diversi comportamenti punitivi, anche dei più umilianti (come l’esclusione sociale) nei confronti delle persone che facevano la spia in questi casi: dal cambio di mansione allo spostamento in altre sedi, dal mobbing al licenziamento.

Tutte le iniziative con finalità punitive quindi, o anche discriminatorie contro il whistleblower diventano inefficaci e l’ente o l’azienda (dove c’è già l’obbligo di denuncia al diretto superiore nella scala gerarchica, ma adesso verrà applicata pienamente anche in quest’ambito) presso cui egli presta servizio, può essere come dicevamo multato, con una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 30mila euro, cifra che può anche aumentare fino a 50mila euro nell’eventualità in cui, dopo la segnalazione di irregolarità, l’ente non avesse predisposto i necessari controlli o fosse venuto meno alle normative decise in merito dall’Anac.

Elemento di assoluta importanza è la segretezza sull’identità del whistleblower, che deve avere la certezza di non correre pericoli, pertanto la sua identità non verrà resa nota, ma nonostante ciò le denunce anonime non vengono prese in considerazione. Una legge che va a migliorare l’assetto previsto nell’articolo 1 comma 51 della legge Severino già adottata dagli enti pubblici, nelle cui linee entrano ora anche gli enti di diritto privato sottoposti al controllo della cosa pubblica e che pertanto apre ufficialmente anche al settore privato, agendo in modo da rendere inefficace ogni atto discriminatorio o anche con il reintegro in caso di licenziamento. La legge Severino, rivista e perfezionata dalla legge approvata dalla Camera dei Deputati, ha stabilito dei principi rimettendo però a terzi, nella fattispecie all’Anac, l’incarico di creare strumenti finalizzati a favorire le attività di segnalazione dei dipendenti.

Le pecche non mancano, specie nel settore privato: ogni azienda dovrebbe infatti prevedere e stabilire una procedura per la segnalazione degli illeciti, conformemente ai vincoli stabiliti dall’Anac; e se mettiamo in conto la larghissima diffusione di aziende private su tutto il territorio nazionale (piccole e medie, circa il 90% del totale) viene naturale poi rendersi conto delle sostanziali difficoltà che possono esistere proprio in fase di preparazione di dette procedure di controllo in maniera disciplinata.

Alla luce quindi delle riflessioni fatte, da domani gli “uccellini”, ovvero i dipendenti che hanno il coraggio di denunciare illeciti, perché di coraggio vero e proprio stiamo parlando, possono dormire sonni più tranquilli! Quanto meno vedere rispettata la legalità e la giustizia nel contesto lavorativo senza temere dannose o addirittura pericolose ritorsioni.

Buon lavoro a tutti!

Articolo di Fiorinda Caliendo